
Due anni fa, assieme ad altre due famiglie di amici, ad inizio luglio, mi ritrovavo in viaggio tra il nordovest degli Stati Uniti e il sudovest del Canada. A Calgary ci siamo arrivati per partecipare a Stampede, festival country per il quale da mesi avevamo acquistato i biglietti. Aggirandoci per Calgary alla ricerca di un parcheggio siamo passati vicini ad una sorta di stadio in cui stava entrando molta gente, per lo più giovane e, in particolare donne e ragazze con camicette e magliette scollate, hot pants e gonne “inguinali” oltre a immancabili cappelli e stivali da cowboy. Mio figlio mi fa osservare che, dall’interno, arrivava una canzone di un artista che in quel periodo continuavo ad ascoltare: Shaboozey! Non avessi già pagato il biglietto per il rodeo, mi sarei infilato volentieri al suo concerto (di apertura a quello di Macklemore, che abbiamo sentito all’uscita mentre tornavamo alle auto), e non solo per il pubblico presente.
Dell’album di Shaboozey – Where I’ve Been, Isn’t Where I’m Going – avevo scritto il mese prima e l’avevo inserito, a fine anno, nella mia top ten degli album più ascoltati. Shaboozey, dopo aver pubblicato due album non particolarmente notati, era stato inviatato a partecipare con due canzoni all’album “country” di Beyoncé, Cowboy Carter, facendo uscire subito dopo il suo album che conteneva A Bar Song (Tipsy) con cui non solo ha eclissato il successo di Beyoncé diventando il singolo country più venduto dell’anno — oltre 1,75 miliardi di riproduzioni su Spotify e il conto prosegue — con il record per la canzone rimasta più a lungo al primo posto nella storia della Billboard Hot 100, ma che gli ha consentito di ottenere tre nomination ai Country Music Awards, un evento tradizionalmente ostile verso gli artisti di colore.
Shaboozey, di origini nigeriane ma nato e cresciuto in Virginia come Collins Obinna Chibueze (il nome d’arte è la corruzione del suo cognome da parte dell’allenatore quando era ragazzo), non si accontenta però di rifare “ad libitum” A Bar Song (Tipsy), ma sforna quest’anno un album che è un concept su una storia western che accompagna un album a fumetti con la storia narrata: The Outlaw Cherie Lee & Other Western Tales. Sono 20 tracce che narrano la storia di Cherie Lee, figlia di uno sceriffo che viene ucciso da una banda di briganti. Cherie Lee diventa lei stessa una fuorilegge per potersi vendicare ma contemporaneamente si innamora di un membro di quella banda. La storia prosegue in un crescendo drammatico d’amore e di morte fino a quando tutta la banda, il suo amante compreso, è stata sterminata. Da sole le canzoni non bastano a mantenere il filo della narrazione, perciò sarebbe auspicabile (anche se improbabile) che il fumetto fosse pubblicato anche da noi. Comunque a fare da ritornello narrativo ci sono le tracce affidate ad attori come Jamie Foxx, Teyana Taylor e Sam Elliott. Non mancano in realtà le versioni di A Bar Song (Tipsy): Cowgirl (soprattutto) e Born To Die, ma in The Outlaw Cherie Lee & Other Western Tales Shaboozey vira maggiormente verso il country, riducendo la presenza dell’hip hop, anche utilizzando trucchetti da colonna sonora inserendo ululati di coyote, nitriti e rumori di cavalli al galoppo, ecc. Restano di primo piano le collaborazioni con Gunna (in High Noon), Leon Bridges (in Burn It Down), Kehlani (nella ballata Bullets And Blades) e con Orville Peck (nella conclusiva The Epilogue, versione della ballata cowboy tradizionale Streets of Laredo).
Dei quattro video realizzati per accompagnare l’album, ben tre – Born To Die, Cowgirl e Lone Survivor – hanno l’ambientazione da Far West, mentre per Burn It Down è lo stesso Shaboozey che spiega come si sia voluti uscire dall’ambientazione per restare comunque in tema:
In this chapter of The Outlaw Cherie Lee, we take an intermission.
Inspired by the outlaw biker films of the 1960s, this video explores a world of leather, chrome, open highways, and rebellion. A modern-day reflection of the same themes that defined the Old West – outsiders, renegades, freedom, danger, and a refusal to live by anyone else’s rules.
Different time. Different world. Same spirit.
In questo capitolo di The Outlaw Cherie Lee, facciamo un’interruzione.
Ispirato ai film di fuorilegge motociclisti degli anni ’60, questo video esplora un mondo fatto di pelle, cromo, autostrade aperte e ribellione. Un riflesso moderno degli stessi temi che hanno definito il Vecchio West: emarginati, rinnegati, libertà, pericolo e il rifiuto di vivere secondo le regole di qualcun altro.
Epoca diversa. Mondo diverso. Stesso spirito.
Comunque il video più divertente è senz’altro quello di Cowgirl con l’influencer e personalità televisiva Ciara Miller (presente anche in Burn It Down: se lei e Shaboozey, quando si danno una spuntatina, mi regalassero i capelli tagliati, sarei a posto per il resto degli anni che mi restano da vivere) che interpreta Cheryl Lee che dopo l’uccisione del padre va nel saloon per compiere vendetta e invece si trova coinvolta nella più classica gara di bevute, ripresa pari pari dalla locanda in Nepal all’inizio de I predatori dell’arca perduta.
The Outlaw Cherie Lee & Other Western Tales è meno sorpresa di Where I’ve Been, Isn’t Where I’m Going, per certi versi meno “fresco” e più – mi sia consentito – tentativo di inserirsi stabilmente nell’iconografia musicale del country. Questo non significa però che non sia stupendo ed assolutamente valga l’ascolto. Tanto più che sovverte il fin troppo bianco e destrorso panorama dell’“hick-hop”, quello che a cui ho accennato nel post che ho linkato all’inizio.
Lascio qui di seguito i video e l’album ascoltabile per intero su Bandcamp.



Link nel post:
- Sito ufficiale di Calgary Stampede: https://www.calgarystampede.com/
- Mio post su Country Music’s New Horizons: Fusing Hip Hop and Tradition: https://ossessionicontaminazioni.com/2024/06/25/country-musics-new-horizons-fusing-hip-hop-and-tradition/
- Mio post su La musica del 2024 che ho più amato (e ascoltato): https://ossessionicontaminazioni.com/2024/12/31/la-musica-del-2024-che-ho-piu-amato-e-ascoltato/

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