Kelsey Lu (al secolo Kelsey Elizabeth McJunkins) è (stata) prima di tutto una violoncellista. Se andiamo a scavare infatti sul Tubo, possiamo trovare alcune sue esibizioni soliste con solo violoncello o con voce e violoncello.
Americana di nascita e oggi con base a Londra, nel 2019 pubblica il suo album d’esordio, Blood, salutato con estremo favore da critica e pubblico. Quell’album lo avevo ascoltato ma non mi aveva entusiasmato particolarmente: un pop raffinato e patinato che mi lasciava abbastanza freddo. Però i video che lo accompagnavano erano assolutamente stupendi: una magnifica visualizzazione della musica di Kelsey Lu. Senza dimenticare la sottile nota di erotismo che, estratta direttamente dalla copertina, andava ad insinuarsi in maniera sottile ma esplicita nei video.
In realtà l’album era stato preceduto nel 2016 dall’EP Church in cui si poteva già notare la ricerca ossessiva di una cura nella visualizzazione delle canzoni, anche se l’impostazione qui è maggiormente di ricerca nel connubio tra suono e voce.
Oltre al singolo Shades of Blue (2018)


Dallo scorso 12 giugno è disponibile il nuovo album di Kelsey Lu: So Help Me God. L’album viene presentato così:
Muovendosi tra ombra e liberazione, l’album di 10 tracce segue il suo rivoluzionario debutto del 2019, Blood, ed è co-prodotto da Lu, Jack Antonoff e Yves Rothman, mixato da Oli Jacobs, con i contributi di Sampha, Kamasi Washington e Kim Gordon. Lungo tutto il disco, Lu fonde chitarre distorte, crescendo corali e cupi impulsi elettronici in un panorama sonoro che oscilla tra intensità devozionale e una scala cinematografica. So Help Me God espande il singolare universo creativo di Lu – dove musica, arte visiva e performance convergono in un unico progetto multidisciplinare – segnando il ritorno di una delle voci più uniche della musica contemporanea.
Sottolineo come si faccia esplicita menzione del fatto che “musica, arte visiva e performance convergono in un unico progetto multidisciplinare”. In realtà infatti So Help Me God (che continua con la tradizione di suggerire, con discrezione, contenuti erotici fin dalla copertina) non è solo un album musicale ma è il frutto di anni di lavoro di Kelsey Lu assieme alla regista Savanah Leaf per trovare immagini e suoni che si sposassero alle visioni che Kelsey Lu voleva esprimere. Il risultato è il cortometraggio Running To Pain, che è la storia di come il rapporto tra due donne improvvisamente e inspiegabilmente si interrompa trasformandosi in conflitto e sofferenza. E il fascino del film non sta solo nel conflitto tra due persone, ma anche in come questo conflitto si svolga sullo sfondo di una natura selvaggia e bellissima, con una cura estrema nella composizione dei colori. In particolare la sequenza che penso sia quella meglio riuscita e maggiormente potente sia dal punto di vista visivo sia da quello emotivo è dove il personaggio interpretato da Kelsey Lu siede sul letto in una stanza completamente in disordine mentre la compagna, interpretata dall’attrice francese Garance Marillier, cerca di parlarle ma vedendo la sua mancanza di risposta inizia ad urlarle contro (in francese) e l’unica reazione che ottiene è quella di sentirla iniziare a cantare (American Sonnet) andando così su tutte le furie e iniziando a gettare cose a caso tra quelle sparse per la stanza. Ma non ottiene nulla ed esce chiudendo la porta: Kelsey Lu rimane al buio mentre all’esterno inizia a scoppiare un temporale con la luce dei lampi e il rumore dei tuoni che penetra all’interno della stanza buia come che pian piano si trasforma in una pista da ballo. Meno invece riuscita forse la conclusione (che diventa anche il video di Cutting Off The Head Of A Ghost) dove si vede la ormai sola Kelsey Lu trascinarsi nella polvere. Ma il cortometraggio non esaurisce la storia, anche visuale, dell’album perché i 5 video realizzati più un “visualizer” non sono solo degli estratti dal cortometraggio, ma anzi lo ampliano e lo integrano.
So Help Me God (cortometraggio)
Running To Pain (video)
Portrait Of A Lady On Fire (video)
Better Than That (video)
Comfort (video)
Kelsey Lu – Cutting Off The Head Of A Ghost (video)
852 (visualizer)
Molto interessante inoltre il “making of” dove la regista Savanah Leaf racconta e spiega la realizzazione non solo dei video, ma di tutto il progetto multimediale.
Per quanto mi riguarda il raffinato art pop di Kelsey Lu lo trovo ascolto ideale per momenti di relax, ma faccio fatica, per esempio, ad ascoltarlo in auto dove “mi servono” melodie meno sognanti e riflessive. In realtà ad ogni ascolto le sue canzoni crescono di valore, anche se occorre un ascolto non distratto. Se la musica non ha (almeno per me) un approccio e un appeal immediato, i video li riguarderei invece continuamente per il loro stupendo equilibrio di colore e musica, di movimenti e inquadrature.

Link nel post:
- Sito ufficiale di Kelsey Lu: https://kelsey.lu/
- voce relativa a Garance Marillier su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Garance_Marillier

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