Il n. 15 di Absolute Batman uscito a luglio per Panini Comics contiene il numero “annual” della serie. Sceneggiatore (Scott Snyder) e disegnatore (Nick Dragotta) regolari della serie si prendono una pausa e lasciano il posto ad altri autori per storie autoconclusive. E le storie presenti sul numero sono tre:

  1. Alla scoperta dei pipistrelli di Meredith McClaren: più un “divertissement” in due pagine – completamente decontestualizzato – che una storia, comunque con disegni decisamente carini;
  2. Rifugio di James Harren: qui la storia è decisamente contestualizzata: un gruppo di seguaci di Sionis che si barrica nella casa del padre di uno di loro; disegni decisamente apprezzabili, ma la storia è poco più che la descrizione del combattimento tra Batman e la banda;
  3. [Senza titolo] di Daniel Warren Johnson: è la vera e propria storia del numero, inserita in maniera inquietante nella continuity di Absolute Batman.

Qui vediamo Bruce Wayne – alla ricerca di un amico del padre – che si ritrova coinvolto in una caccia al migrante da parte di squadracce parafasciste (e volendo si potrebbe pure togliere il “para”). Decisamente non è un caso che il numero originale sia stato pubblicato l’anno scorso quando iniziavano a spadroneggiare le squadre trumpiane dell’ICE per catturare e imprigionare le persone considerate immigrati clandestini. Chiaramente la storia di Johnson non può non fare riferimento alla contemporaneità statunitense. E la cosa è tanto più interessante quanto più Batman è sempre stato visto come il prototipo del supereroe “fascista”: il ricco privilegiato che si fa giustizia da sé dove la polizia di Gotham non riesce ad arrivare (una sorta insomma di Citizen Vigilante). Non è un caso che, nel terzo Batman nolaniano, Bane presenti la sua occupazione di Gotham come una liberazione nell’orizzonte della rivoluzione da parte del popolo contro il potere costituito. Johnson ribalta completamente questa prospettiva, grazie anche alla riscrittura radicale del personaggio fatta dalla serie, e lo pone violentemente in contrasto con l’ordine costituito che si allea con le squadre razziste che nel fumetto non indossano cappucci bianchi ma maschere di maiale (e per certi versi è ancora più più evidente la critica dato che nella controcultura il poliziotto più o meno reazionario è definito “pig”, cioè appunto maiale). Il dubbio che serpeggia tra le pagine della sua storia non riguarda la condanna di queste squadre, assolutamente chiara, ma piuttosto il modo per fronteggiarle: con la violenza (la stessa violenza usta da loro) o con la ragione e la pace? Johnson non risolve il dilemma e lascia a Batman/Bruce Wayne e a noi il dilemma.

Una storia toccante e bellissima, anche nei disegni: brutali e ispirati.

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GOCCIA DI SAGGEZZA

Dove il paradosso contamina i rapporti umani, compare la malattia.

~ Watzlawick, Beavin e Jackson