Quando lo scorso febbraio scrivevo del completamento della versione fumettistica della storia relativa a La strana casa del misterioso Uketsu (mi) chiedevo se sarei stato “così curioso (e fesso?) per continuare a vedere dove andranno a parare i successivi archi narrativi” che, visto il successo, Uketsu e Ayano hanno garantito al manga scovando altre planimetrie misteriose. La risposta è: sì, sono curioso. Non solo, ma pure abbondantemente masochista visto che mi sono preso pure la versione originale in formato romanzo, appena pubblicata da Einaudi col titolo Strane case (ovviamente per allinearsi scaramanticamente a Strani disegni).

Occorre tenere conto che nella versione originale Strane case viene prima di Strani disegni (di cui avevo scritto qui) perciò potrebbe essere pure (almeno in parte) giustificata una maggiore rozzezza nella scrittura. Ma quello che il lettore si trova di fronte non è un grado zero di scrittura, ma, se possibile, ancora peggio: se nel manga la costruzione del mistero risultava tutto sommato coinvolgente e appassionante, almeno fino all’assurdo finale, nel libro anche quanto di potenzialmente intrigante viene assolutamente annullato dall’essere la narrazione un altalenarsi tra dialoghi – quasi una sorta di sceneggiatura abortita – e spiegoni. Se qualcun* di voi ha seguito o intende seguire corsi di scrittura creativa sa o saprà che elemento fondamentale da seguire è quello di mostrare piuttosto che raccontare. Se il personaggio taglia la mano ad un cadavere e la consegna come prova di un omicidio che in realtà non ha compiuto, la scena – tra l’altro sufficientemente macabra da suscitare curiosità e ribrezzo – non deve essere raccontata da qualche altro personaggio ma deve essere descritta nel suo avvenire, inserendo tutti i trucchi narrativi disponibili (il disgusto nel toccare un cadavere, la paura di essere scoperti, ecc.), eventualmente trasformandola in un flashback se non in linea temporale col “presente narrativo”. Questo difetto, onnipresente in Strane case è stato “aggiustato” nella versione manga dove ci sono sì tanti spiegoni (soprattutto alla fine) ma anche azione e in Strani disegni dove il collocare la storia in diversi archi narrativi permette alla narrazione di essere più diretta. Tra l’altro il libro contiene svariate copie delle stesse planimetrie, con – ma non sempre – evidenziato qualche particolare menzionato dalle conversazioni, quasi a volere riempire un testo altrimenti fin troppo striminzito (e stiamo parlando comunque di 159 pagine).

In sostanza se ancora non vi siete comprat* Strane case, con la sua storia di due case con planimetrie misteriose dedicate a far compiere delitti a un bambino in seguito a un macabro rituale, risparmiatevi i soldi e se proprio siete curios* acquistatevi il manga che è strutturato un po’ meglio a livello di sceneggiatura e ha le belle tavole di Kyo Ayano a illustrarlo. Tra l’altro nel sesto albo, che continua l’indagine dell’anonimo narratore e free lance dell’occulto e del suo amico (ma si danno sempre del “lei”, nonostante la confidenza e le frecciatine) architetto Kurihara, il primo sottopone al secondo undici dossier che anticipa credere che siano in qualche modo collegati tra loro. Il primo riguarda un misterioso corridoio cieco in una casa di cui i genitori si sono sempre rifiutati di spiegarne la funzione alla curiosa figlia. Il secondo una casa così opprimente che avrebbe indotto il ragazzo che vi abitava a sterminare la famiglia. Anche qui la storia è sostanzialmente costituita da discussioni e spiegoni, ma Ayano li traduce in flashback visivi apportando varietà e vivacità alla narrazione.

Tra l’altro io non so quale siano le tradizioni architettoniche giapponesi, ma vedere WC a cui si accede dall’ingresso, dalla cucina o da sala da pranzo (come negli esempi qui sotto riportati (due da Strane case e uno dal sesto albo del manga) lo trovo decisamente disgustoso. Normalmente nelle nostre case i bagni (con WC) vengono situati nella “zona notte” proprio per evitare commistioni di rumori e odori sgradevoli nelle aree dove normalmente si soggiorna. Ma forse i giapponesi hanno altre consuetudini…

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Dove il paradosso contamina i rapporti umani, compare la malattia.

~ Watzlawick, Beavin e Jackson