
Per chi, incautamente, si avvicina a I’M YOUR BEGGAR, la traccia iniziale I’LL COME BEGGING è l’equivalente sonoro del dantesco “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”. Tonnellate di feedback distorti vi faranno dubitare d’aver rotto lo stereo/le cuffie/le casse/il pc/la connessione. Se riuscite a superare tale volontariamente repellente magma sonoro, vi si apre di fronte un panorama più “accessibile”. Intendiamoci: siamo sempre all’inferno, musicalmente parlando. Ma il feedback nelle successive tre tracce che compongono l’album (per una durata complessiva di circa 40’) è meno ostinatamente repellente e trascina l’ascoltatore in un dialogo con i frammentati e caotici elementi ritmici.
L’album è l’ultima creazione a firma EXIT ELECTRONICS di Justin K Broadrick, uno dei pionieri più influenti, instancabili e poliedrici dell’underground estremo e sperimentale degli ultimi quarant’anni. Già chitarrista dei Napalm Death, lo incontro per la prima volta all’interno dei Godflesh, la creatura di Broadrick e di G.C.Green, con cui negli anni ‘90 fonde l’impatto del metal estremo con i ritmi glaciali e alienanti delle drum machine e l’estetica industrial. Il gruppo diventa un punto di riferimento assoluto, influenzando band come Nine Inch Nails, Fear Factory, Korn e persino i Metallica. Tra l’altro sono orgoglioso di averli visti all’epoca varie volte live, anche al famigerato Leonkavallo (chissà se c’era anche Salvini a farsi qualche canna…). Anche se i Godflesh, dopo una pausa dovuta all’esaurimento nervoso di Broadrick, ritornano in attività nel nuovo secolo, negli anni 2000 l’attività musicale del nostro si divide tra Jesu, progetto che coniuga shoegaze e post-metal con il pop elettronico sperimentale – e JK FLESH che è lo pseudonimo utilizzato per lavori solisti in ambito techno/elettronica pesante e mutante con influenze da industrial, dub, power electronics e dagli eccessi estremi della musica elettronica guidata da beat e bassi. All’interno di questo progetto alcuni risultati hanno preso una piega talmente destrutturata, noise e nichilista da spingerlo a creare un’ulteriore marchio di fabbrica, EXIT ELECTRONIC, appunto, sotto la cui egida escono i lavori più estremi e “inascoltabili”.
I’M YOUR BEGGAR esce in contemporanea con lo split album SHOUTING THE ODDS che JK FLESH condivide con Monrella. Se in quest’ultimo (nelle tracce di JK FLESH) il perno è il ritmo (e la poliritmia, più che in quelle del coinquilino) tutto sommato lineare, in I’M YOUR BEGGAR i ritmi sono “rotti”, claudicanti, pesantissimi e abrasivi: le texture rumoristiche non fanno da contorno, ma guidano le traccie insieme a linee di basso sature. Come nei Godflesh emergono voci distorte che sembrano provenire da un oltretomba fatto di macchine crudelemente sferraglianti. E di sicuro non si tratta di un album con cui rilassarsi e riappacificarsi con il mondo: è una discesa nell’inferno tecnologico e solo chi è maledetto da profonde perversioni sonore potrà innamorarsene.
Consapevole di questo inoltrarsi nell’estremo dove solo pochi masochisti sonori osano avventurarsi, Broadrick offre le sue opere sotto l’etichetta EXIT ELECTRONICS in formato “pagate quanto vi pare”.


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