Nei giorni scorsi Bandcamp mi fa inciampare su notes from inside, nuovo album di Adeem the Artist. Strano nome per un musicista country, penso. Incuriosito, ascolto l’album. Si tratta di un album acustico, solo chitarra e voce. Le note scritte dallo stesso Adeem ne raccontano la storia:

Ehi, come va? Mi chiamo Adeem Maria. Ho iniziato a scrivere canzoni nel 2003 e, beh, non ho più smesso, cazzo. Le canto davanti a un pubblico di dimensioni variabili (da 1 a 25.000 persone) dal 2005, da quando sono salito per la prima volta davanti a un microfono in una chiesa fondamentalista a Mexico, nello stato di New York.

Sono successe un sacco di cose dal 2003. Ho inciso tantissimi album [fino al 2021 autoprodotti]. Ho girato in tour con un sacco di gente. Durante il Covid, avevo quasi smesso di farlo per mestiere e avevo riversato tutta la mia energia nella creazione di quel piccolo “frammento di medicina” che ho chiamato Cast Iron Pansexual. Quell’album è uscito nel 2021 e, in qualche modo, mi ha catapultato in tour con artisti del calibro di American Aquarium, Jaime Wyatt e William Elliot Whitmore.

Poi ho messo insieme una squadra dei miei musicisti preferiti — la band dei miei sogni — per questo album che avevo scritto sulla responsabilità dei bianchi nel sud degli Stati Uniti. Abbiamo pubblicato White Trash Revelry e avevo un bel team intorno a me.

E poi la situazione è diventata… folle?

Il New York Times ha scritto un pezzo su di me e poi i Mountain Goats mi hanno portato in tour. Aprivo i concerti di Josh Ritter al Ryman Auditorium e andavo in giro con Jason Isbell e Tyler Childers. Mi hanno invitato a suonare al Grand Ole Opry nel fottuto GIORNO DI STONEWALL e io ho dedicato la mia canzone a Marsha P. Johnson.

È stata una bella corsa. E nel frattempo, il mio trauma si accumulava e cresceva. Non riuscivo a elaborare molti dei cambiamenti che stavano avvenendo: la responsabilità del mio nuovo ruolo, le dinamiche mutevoli delle mie relazioni e il carico di lavoro. Sono andato un po’ fuori di testa.

La gente impazzisce. È una delle cose che facciamo quando non ci prendiamo cura di noi stessi abbastanza a lungo. E a molti di noi non è mai stato nemmeno insegnato come farlo, tanto per cominciare!

Mi sono ritrovato in un brutto momento e, nel corso di un anno e mezzo, la rottura di rapporti lavorativi che per me erano profondamente personali ha iniziato a scatenare una seria ondata di sensibilità al rifiuto, che mi ha portato spesso in uno stato prolungato di “scopa o combatti” (fuck or fight) — (fuga? flight? cosa?).

Al momento passo le mie giornate tra il Tennessee orientale, la Carolina del Nord occidentale e il Kentucky meridionale; cerco di osservare gli animali, ascoltare il vento e rovinare meno relazioni possibili, cercando di causare meno danni nei miei disperati tentativi di essere ascoltato, visto o capito.

Essere umani è una cosa difficile; navigare tra celebrità, eroismo popolare, disforia di genere, strumentalizzazione (tokenization) e le politiche dell’identità e dell’auto-esaltazione all’ombra di un impero che brucia è un’esperienza di vita affascinante.

Cazzo, l’anno scorso mi sono svegliato in una piccola baita a Tonder con la notizia che dei diplomatici americani erano stati beccati a cospirare con i russi per la sovranità della Groenlandia. Poi, quella sera, mi sono esibito davanti a una sala strapiena che includeva il Primo Ministro danese. Sono dovuto stare su quel palco a chiedere scusa per quello che stiamo facendo sulla scena globale, per restare sempre in solidarietà con gli oppressi e gli emarginati.

A volte ho preso questa responsabilità con troppa leggerezza e, altre volte, troppo seriamente. Sono solo, tipo, il cosplay di una fatina sciocca con una vita stravagante nell’attesa di diventare una goccia di coscienza luminosa. Siamo tutti Dei e Dee. È la nostra natura fatta di creatività e cura.

Sto cercando di capire che forma abbia la mia vita. Sto imparando di nuovo a essere umano dopo che il mio cervello mi si è rivoltato contro pesantemente. Sto cercando di imparare a essere un papà migliore, un amico migliore, una zia migliore, un fratello migliore, un artista migliore, un cappellano migliore.

Una delle mie preghiere preferite, che ho scritto mentre lavoravo a Newark come cappellano episcopale, dice:

“Madre Invisibile, lasciami comprendere i tuoi figli come se fossero i miei figli.”

Mi sono posto l’obiettivo di vendere 4.000 copie di questo piccolo album. L’obiettivo è cercare di rimettermi un po’ in piedi e capire cosa significhi fare questo lavoro ora, o se io possa persino tornare a fare tour. Dall’uscita di questo album ho perso il mio agente di booking e non ho più membri nel mio team, quindi o trovo nuove persone con cui lavorare (il che è stato molto difficile) o devo ridimensionare di molto le operazioni.

Se avete 5 dollari da investire in questo album, mi aiuterete a stabilizzarmi, a pianificare il futuro per quanto riguarda i tour e magari a fare un piano solido per mettervi tra le mani album ancora migliori e più “rumorosi” PROPRIO QUEST’ANNO.

Attualmente siamo a 930/4000, ovvero circa il 23%.

Vi ringrazio dal profondo del mio sciocco e grato cuoricino. Non so come sia arrivato a sentirmi così spaventato e solo per così tanti giorni, ma non so nemmeno come sia arrivato al punto in cui così tante persone credono nel potere della mia arte e sono state plasmate e colpite dalla “medicina” che ho creato per me stesso.

Siamo, tutti noi, intrinsecamente legati. Non c’è separazione. E sono onorato di essere nel fango con voi, grato di esserci e impegnato a investire il mio tempo nella guarigione piuttosto che nel causare dolore.

Vado a cercare altre informazioni e trovo la biografia scritta da Stephen Thomas Erlewine su Allmusic:

Adeem the Artist sfida tante convenzioni della musica country quante ne abbraccia. Originario della Carolina del Nord, Adeem è immerso nella tradizione country, muovendosi tra narrazioni folk e brani rock genuini e viscerali. Questi suoni familiari offrono una base ideale per i suoi ritratti empatici dell’America degli anni 2020, un luogo dove in molti lottano per l’uguaglianza. Adeem the Artist ha ottenuto il primo grande riconoscimento con l’album del 2021 Cast Iron Pansexual, il disco in cui ha dichiarato la propria identità pansessuale. Le recensioni entusiastiche hanno spinto l’etichetta Thirty Tigers a pubblicare l’album di Adeem del 2022, White Trash Revelry. Il successo di questi due lavori ha permesso al cantautore di espandere i propri orizzonti sonori con Anniversary, un album del 2024 prodotto da Butch Walker, in cui Adeem the Artist ha abbracciato il suono del country commerciale, pur mantenendo una sensibilità del tutto originale.

Nato come Adem Bingham a Locust, nella Carolina del Nord, nel 1988, ha trascorso l’adolescenza a Syracuse, New York. Ha iniziato la carriera musicale professionistica esibendosi sulle navi da crociera poco dopo i vent’anni, stabilendosi infine a Knoxville, nel Tennessee, con la speranza di diventare pastore. Entro il 2011, Adeem aveva lasciato la chiesa per concentrarsi sulla musica profana. Negli anni successivi ha pubblicato con costanza diversi album autoprodotti, guadagnandosi un seguito online. Al momento della pubblicazione di Cast Iron Pansexual nel 2021, il cantautore aveva ormai adottato definitivamente il nome Adeem the Artist.

Adeem the Artist è una delle voci più interessanti della scena Americana contemporanea perché riesce a fare una cosa difficilissima: riappropriarsi dei simboli del Sud rurale degli Stati Uniti (furgoni, chiese, dialetto stretto) per raccontare storie di inclusione, attivismo e identità queer.

Musicalmente, usa suoni che rassicurano l’ascoltatore medio del genere (chitarre acustiche, mandolini, quel timbro vocale un po’ nasale e rurale), ma una volta che sei “entrato” nella canzone, il testo ti colpisce con una realtà che di solito viene attivamente ignorata in quegli ambienti. Il suo approccio ai testi è dirompente rispetto al country commerciale: mentre il country “da classifica” tende a glorificare un passato idilliaco, fatto di fede, famiglia e piccole città dove non succede mai nulla di male, Adeem, invece, usa il genere per fare autopsia di quel passato. Ad esempio in White Mule, Black Man (dall’album ANNIVERSARY), prende una leggenda folcloristica (il mulo) e la usa per mostrare come la mitologia locale serva spesso a coprire crimini atroci. Ecco il testo:

Quando la fiera arrivò in città
La gente scese in strada con le tasche piene di spiccioli tintinnanti da spendere
Ragazzini con disabilità venduti dalle loro stesse famiglie
Imparando a campare di espedienti nel giro degli affari

Scherzavano e facevano rime, raccogliendo mance nei cappelli
Mentre la gente del posto li derideva masticando tabacco
Fumavano sigarette all’alba,
E poi dormivano fino al pomeriggio.

Ma se il mulo non si sveglia quando i cancelli del circo
Ricominciano a formare le file
Beh, la maledizione di un mulo bianco conta di più da queste parti
Delle ultime parole sussurrate da uomini Neri assassinati.

Era verso la fine del 1800 quando il circo arrivò a Knoxville
Avevano il trapezio volante e dei clown, ma l’attrazione era un raro mulo bianco
E i vecchi dissero che la bestia cadde morta e maledisse la terra a sua volta
Rendendo i commercianti sensibili a imprevisti dove, ogni tanto, i negozi bruciavano.

Quando possiedi e gestisci un negozio fisico,
Non è mai una buona cosa che prenda fuoco.

Ora, Maurice era un dolce giovane uomo
Con la pelle color caffè e un sorriso smagliante
Figlio bastardo di un politico
Noto persino per avere avuto qualche ragazza bianca.

Non era ben visto dagli sbirri della città
O da idioti come Andy White
Così quella banda lo incastrò per omicidio
Tirandolo fuori dal letto nel cuore della notte.

Ma se il fiume Tennessee scorre rosso di sangue
Finché la città non torna bianca
Beh, la maledizione di un mulo bianco conta di più da queste parti
Delle ultime parole sussurrate da uomini Neri assassinati.

Fu nel 1919 che iniziò la rivolta a Knoxville, Tennessee
I bianchi volevano un linciaggio, così bruciarono il municipio in quella che ora si chiama Market Street
E chiamarono la Guardia Nazionale che si appostò giù nel quartiere Bowery
Unendosi alla folla sparando ai cittadini Neri di Knoxville o cacciandoli dalla città.

È disgustoso, non è vero?
Pensare che le ultime parole di Maurice Mays
Furono fermate dal boia, un ultimo atto di disumanità
Ma i bianchi allora erano preoccupati che un mulo
Avesse maledetto i loro affari con una calamità ciclica.

No, Knoxville è infestata dai fantasmi
Legati da un ciclo di inerzia
Finché la maledizione di un mulo bianco conterà di più
Delle ultime parole sussurrate da uomini Neri assassinati.

Aspetta, aspetta, aspetta

Proprio a proposito di questa canzone, nelle note introduttive all’album, Adeem, che sostiene di non considerarsi un attivista politico ma “devoto al potere profetico della verità e legato da un giuramento di sangue a un Dio antico che mi affida il compito di cercare la pace e la giustizia”, con questa canzone sta facendo un’operazione di “storia orale” brutale. Racconta infatti la storia vera di Maurice Mays, un uomo afroamericano realmente esistito, accusato ingiustamente di aver ucciso una donna bianca a Knoxville nel 1919. Nonostante le prove della sua innocenza, fu giustiziato sulla sedia elettrica nel 1922. Dopo l’arresto di Mays, una folla inferocita di bianchi assaltò la prigione per linciare Mays (che era già stato spostato per sicurezza). Non trovandolo, distrussero il municipio, liberarono i prigionieri bianchi e iniziarono un vero e proprio pogrom contro la comunità nera (il quartiere The Bowery), aiutati paradossalmente dalla Guardia Nazionale. La “maledizione del mulo bianco” era una superstizione locale dell’epoca. Adeem usa questo dettaglio per sottolineare l’assurdità del razzismo: la popolazione bianca era più disposta a credere a una maledizione soprannaturale legata a un animale da circo morto decenni prima che a riconoscere l’umanità e il diritto alla vita dei loro vicini Neri.

Mentre molti artisti country cercano di essere “universali” (ovvero, conformi a uno standard bianco e conservatore), Adeem scrive testi estremamente specifici: non dice solo “siamo tutti uguali” ma “Siamo redneck, viviamo nei parcheggi per roulotte, beviamo dai barattoli, ma leggiamo Rumi e vogliamo la Palestina libera”. Questa specificità rompe il monopolio culturale del “conservatorismo rurale”. In un certo senso, Adeem sta riportando il genere alle sue radici più profonde. Prima di diventare un’industria miliardaria a Nashville, la musica folk e country era la voce dei lavoratori, dei minatori e degli emarginati (come Woody Guthrie o Pete Seeger). Adeem, che del resto arriva da una famiglia “blue collar” cioè operaia e a basso reddito, riprende quel testimone e lo aggiorna ai temi del 2026: diritti LGBTQ+, razzismo sistemico, diseguaglianza economica. È un’operazione quasi punk, ma fatta con una precisione poetica incredibile. Precisione che Adeem paga sulla propria pelle come racconta nelle note introduttive ad ANNIVERSARY:

Il 3 marzo [2023], il governatore [del Tennessee] Bill Lee ha firmato una legge che vieta le cure di affermazione di genere per i minori e impone restrizioni sull’espressione di genere. Il 9 marzo, seduto in un ranch nella regione collinare a nord di Austin, ho scritto Nightmare con Kyle e Hannah. Il 27 marzo, una persona trans ha ucciso dei bambini in una scuola di Nashville. Il 31 marzo, fuori da un teatro di Chattanooga, un attimo dopo aver finito il mio set, una donna mi ha urlato contro: “Quei bambini sono morti per colpa tua”.

Davvero non faccio fatica a capire il disagio di Adeem nel proporre musica country in un Paese oppresso dall’ideologia MAGA.

Se fossimo negli anni ‘80 potremmo appiccicare ad Adeem l’etichetta “country-rock” e, per certi versi – l’utilizzo folk e anti-retorico delle strutture musicali unito all’impegno sociale, lo farebbe accostare a una icona come Steve Earle. Per questo non ho esitato e ho mandato a Adeem non solo i 5 dollari per notes from inside, ma ho subito acquistato anche gli altri tre suoi album “ufficiali”: Cast-Iron Pansexual (2021), White Trash Revelry (2022) e ANNIVERSARY (2024).

E voi, cosa state aspettando?

Adeem the Artist

Post Scriptum: le traduzioni sono state fatte con l’aiuto di Gemini.

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