Ci sono album teoricamente non particolarmente belli, ma che inizi ad ascoltare per qualche canzone, qualche riff, qualche strofa piacevole e poi, piano piano, ti ritrovi a non riuscire più a staccarti da loro. E continui ad ascoltarli per giorni, settimane, mesi.

È questo il caso di Maitreya Corso di Maya Hawke. Chi è Maya Hawke? Sicuramente chi di voi sia appassionata o appassionato di Stranger Things sa che è l’attrice che ha impersonato Robin Buckley. Per me invece, che Stranger Things non l’ho mai guardato, era una perfetta sconosciuta. In realtà no: una volta che sono andato a cercare la sua biografia scopro che ha recitato all’interno di C’era una volta a… Hollywood, uno dei film che ho più amato negli ultimi anni. Oltre a quello ha poi recitato in svariati altri film (che non ho visto) e ha pubblicato altri tre album (che non ho – ancora – ascoltato). Inoltre (ma di questo non ha colpa o merito) è figlia di Ethan Hawke e di Uma Thurman.

Ma niente di tutto questo sapevo quando, un mese fa circa, ascoltando le nuove uscite musicali, incontravo Maitreya Corso, album che mi ha subito incuriosito per il suo mix di pop e di folk, con una spruzzata di rap e canzoni dolci e cullanti come ninnenanne. Sicuramente la Hawke non ha una particolare estensione vocale e le strutture musicali sono tutto sommato tradizionali. Ma le piccole storie che racconta, i piccoli ritratti di sé stessa contenuti nelle 13 canzoni dell’album, riescono ad ammaliare l’ascoltatore con la loro dolcezza, con la loro incantevole delicatezza.

Quando poi ho visto l’album presentato all’interno dei consueti piccoli concerti/intervista di KEXP (ne ho parlato qui a proposito di Sadness) ho pensato che non potevo non parlarne ai miei 4 lettori e lettrici. Nella presentazione di KEXP, vista la presenza solo di due chitarre e violino, sono privilegiati brani più tranquilli, meno ritmati, ma embeddo qui sotto anche il video di Lioness e comunque è possibile ascoltare tutto l’album su Bandcamp.

In conclusione, se Maitreya Corso non è un capolavoro, sarà certamente uno dei miei album dell’anno.

Maya Hawke

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Dove il paradosso contamina i rapporti umani, compare la malattia.

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