Stuart Maine, nel suo secondo volume dell’enciclopedia degli sparatutto in prima persona (anche First Person Shooter e FPS), Hurt Me Plenty: The Ultimate Guide To First-Person Shooters 2003-2018, che ho presentato qui, racconta che gli sviluppatori di Monolith erano indecisi se fare un gioco “militare” o un gioco “horror” e, non riuscendo a decidere, hanno finito per fare entrambi con F.E.A.R. Attenzione: non è che Monolith fosse uno studio di sviluppo sprovveduto! Aveva al contrario nel curriculum due serie di notevole fortuna, sia di critica sia di pubblico: Blood, un horror demenziale e citazionista (il protagonista si risveglia in una bara e deve fronteggiare un culto con relativi mostri che vuole risvegliare il demone Tchernobog, tra i livelli c’è anche un labirinto in una landa innevata in cui è possibile incontrare il cadavere assiderato di Jack Torrance) il cui primo episodio è uscito nel 1997 e il secondo a ruota nel 1998; e No One Lives Forever dedicato ai film di spionaggio anni ‘60 (con una fantastica colonna sonora a tema) di cui il primo episodio è uscito nel 2000 e il secondo nel 2002. L’attenzione attirata da questi giochi ha fatto sì che Monolith, società di sviluppo americana, si aggiudicasse la realizzazione di titoli legati a franchise come Alien vs. Predator 2 (2001), Tron 2.0 (2003) e The Matrix Online (2005), ma comunque l’attenzione è rimasta anche nella creazione di IP originali. E, nel 2005, pubblicato da Sierra/Warner Bros. esce – per PC, PS3 e Xbox 360 – F.E.A.R. – First Encounter Assault Recon. La presenza contemporaneamente della componente bellica immersa in un’atmosfera horror si dimostra insospettabilmente riuscita. Tanto che all’inizio dell’anno successivo lo inserivo nella mia Top Five dei videogiochi preferiti del 2005 con queste motivazioni:
Uno sparatutto che non ha una trama molto sensata e che non innova granché nel genere. Ma che sa tenere inchiodati sulla seggiola fino alla fine. E allora si scopre che la trama poco sensata serve non a spiegare, ma semplicemente a creare suggestioni ed attesa di cosa succederà dopo (obbligando ad andare avanti). E che il gameplay tutto sommato tradizionale non rende mai tale attesa frustrante per qualche impasse. Certo, non siamo di fronte a nulla di rivoluzionario […], ma ad un gioco che fa perfettamente il suo dovere nel coinvolgerci ed emozionarci.
La storia narra della Armacham che ha condotto esperimenti per creare un esercito di cloni che potessero essere guidati da individui eccezionali con doti telepatiche. Ma uno di questi, Paxton Fettel, inspiegabilmente compie una strage. Noi, dotato componente della squadra First Encounter Assault Recon, siamo inviati a tentare di fermare Fettel. Per farlo dobbiamo addentrarci nel labirinto della sede della Armacham scoprendo progressivamente di non essere solo l’anonimo “Point Man” (cioè “apripista”, il soldato che sta in testa a una pattuglia, nella posizione più esposta e pericolosa) ma piuttosto una sorta di alter ego di Fettel. Dal punto di vista del gameplay ci troviamo già qui di fronte a tre elementi che caratterizzeranno la serie:
- La possibilità di portare contemporaneamente solo due armi, che ovviamente condiziona l’approccio tattico agli scontri;
- La possibilità di “rallentare” in stile Matrix e Max Payne il gioco;
- Una eccellente (per l’epoca) IA dei nemici che possono aspettarci, tenderci trappole, chiamare rinforzi.
I nemici sono per lo più cloni creati da Armacham e guidati telepaticamente da Fettel ma ci sono anche guerrieri ninja che possono combattere solo corpo a corpo ma sono invisibili fino a quando ci attaccano e droni aerei estremamente coriacei. Oltre a questi si incontreranno anche torrette e soldati corazzati. Ma quello che ci farà più paura è l’apparire improvviso di Alma, la bambina che i genetisti della Armacham hanno usato come madre per i comandanti telepatici. Alla fine del gioco riusciremo a fare il nostro dovere uccidendo Fettel, anche se ci rivela che in realtà siamo fratelli, ma questo causa il risveglio di Alma che non resta uccisa dall’esplosione nucleare con cui i dirigenti di Armacham vorrebbero cancellare i loro errori.
F.E.A.R. 2: Project Origin – pubblicato nel 2009 da Warner Bros. per PC, PS3 e Xbox360 – riparte praticamente dallo stesso punto ma con un protagonista diverso: Beckett della squadra Delta. Nei panni di Beckett, assieme alla nostra squadra, dovremo recuperare la dottoressa Genevieve Aristide e proteggerla come testimone delle sperimentazioni illegali della Armacham. Tuttavia da una parte le allucinazioni indotte da Alma e dall’altra le inquietanti informazioni che ritroviamo negli uffici e nei magazzini che esploriamo continuano a mantenerci in uno stato continuo di tensione. Ne avevo scritto a suo tempo qui mettendolo a confronto con altri giochi horror contemporanei. Si tratta tutto sommato di un “more of the same” con grafica ed effetti migliorati. Almeno fino alla fine quando – nei panni di Beckett – ci scopriamo stuprati da Alma mentre siamo immersi in un incubo…
Solo due anni separano il secondo episodio dal terzo – F.3.A.R. – sempre pubblicato da Warner Bros. (per PC, PS3 e Xbox360) ma stavolta sviluppato da Day 1 Studios. Nel terzo episodio ritroviamo il Point Man del primo, ma anche Paxton Fettel trasformatosi in fantasma che però può “possedere” i corpi di altre persone. Normalmente Fettel ci aiuta, non più di tanto disturbato dal fatto che è stato ucciso da noi. Il nostro obiettivo è liberarci dai residui dell’esercito di Armacham per raggiungere Alma che nel frattempo, fattasi ingravidare da Beckett, sta per partorire qualcosa che potrebbe distruggere il mondo. Gli elementi di gameplay già evidenziati ci sono anche qui e, in più, c’è la possibilità di giocare i livelli anche impersonando Paxton Fettel (dopo averli giocati come Point Man) o di giocarli in modalità cooperativa. Dal mio punto di vista il terzo episodio ha il difetto di risolvere spesso i livelli in una sequenza di “arene”, cioè di luoghi chiusi in cui dobbiamo affrontare per avanzare ondate di nemici o il/i boss di turno. In compenso, forse anche grazie ai consigli di John Carpenter, assunto come consulente del gioco, fa la sua comparsa uno strano culto, i cui adepti dobbiamo ovviamente sconfiggere, che incontriamo per la prima volta in un immenso magazzino (tipo quello di un centro commerciale) dove tale culto ha sede e dove officia i propri riti tra scaffali e televisori accesi su schermo a neve. Cosa c’entra questo col plot originale non è dato saperlo, ma comunque è tremendamente inquietante arrampicarsi sugli scaffali su cui stanno ceri accesi e da cui ci precipitano addosso cultisti adirati. Ho scritto anche di F.3.A.R. a suo tempo qui.
Rigiocati oggi (su PC) tutti e tre offrono un divertimento e una sfida per nulla invecchiati, neppure tutto sommato da un punto di vista grafico (soprattutto il terzo). In particolare mostrano, anche in maniera abbastanza paradossale, come una storia intrigante, per quanto a tratti sconclusionata, se ben inserita nel contesto ludico, possa trasformare in gioco che va da ottimo a capolavoro quello che altrimenti sarebbe rimasto un buono ma anonimo sparatutto. Invece F.E.A.R., oltre ad aver ricevuto plausi dalla critica (ad esempio, per Tom McNamara su IGN si è trattato del miglior sparatutto dopo Half-Life 2 e gli ha assegnato il voto di 9.2 su 10) è stato anche un enorme successo commerciale:
Il gioco è stato un successo commerciale. La versione PC ha ricevuto il premio “Silver” dalla Entertainment and Leisure Software Publishers Association (ELSPA), a testimonianza di vendite pari ad almeno 100.000 unità nel Regno Unito.
Entro il debutto del gioco su PlayStation 3 nell’aprile del 2007, le vendite mondiali complessive delle versioni PC e Xbox 360 avevano superato i due milioni di unità. La stessa versione per PlayStation 3 è stata il titolo più venduto per quella console nel mese di aprile, piazzando 45.864 unità in Nord America.
[tradotto da Wikipedia]
È possibile trovarli tutti e tre, con anche i DLC, su Steam (anche come bundle) e su GOG.



Qui di seguito i gameplay di tutte e tre i giochi:
F.E.A.R.
F.E.A.R. 2: Project Origin
F.3.A.R.
Link nel post:
- La mia presentazione di Hurt Me Plenty: The Ultimate Guide To First-Person Shooters 2003-2018: https://ossessionicontaminazioni.com/2026/02/10/hurt-me-plenty-fps-2003-2010/
- Post con I 5 migliori videogiochi del 2005, secondo me: https://ossessionicontaminazioni.com/2006/02/01/post-3/
- Mio post su Videogiochi horror: https://ossessionicontaminazioni.com/2009/06/01/post-110/
- Mio post su Le paure del Duca, ovvero Duke Nukem Forever e F.3.A.R. a confronto: https://ossessionicontaminazioni.com/2011/07/22/post-155/
- Pagina di Wikipedia dedicata a F.E.A.R.: https://en.wikipedia.org/wiki/F.E.A.R._(video_game)
- F.E.A.R. su Steam: https://store.steampowered.com/app/21090/FEAR/
- F.E.A.R. su GOG: https://www.gog.com/en/game/fear_platinum

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