Sono stato attratto dal romanzo La Biblioteca sul Monte di Brace dello statunitense Scott Hawkins, pubblicato all’inizio di quest’anno da Mercurio Books, per il motivo sbagliato. Il motivo è che protagonisti del romanzo sono una biblioteca e bibliotecarie e bibliotecari che la curano. In realtà, se la biblioteca è effettivamente una biblioteca, bibliotecarie e bibliotecari sono piuttosto studenti che hanno il compito di apprendere – ognuna e ognuno – tutto quanto contenuto nei testi della sezione che a ciascuna e ciascuno è stato riservato (ricevendo brutali punizioni se si interessano delle altre o svelano quanto appreso ad altre o altri). Originariamente uscito nel 2015 col titolo The Library at Mount Char, il romanzo ha vinto svariati premi letterari nell’ambito del fantastico anche se, il primo problema nel descriverlo, è proprio quello di assegnargli una precisa collocazione. Il romanzo infatti è un mix di fantascienza e fantasy, di horror, di action, addirittura di parabola religiosa. Assurdo? Partiamo proprio da quest’ultimo elemento. L’ambientazione della storia vede l’era dell’Universo in cui viviamo denominata Quarta che ha inizio quando il Padre ha sconfitto l’Imperatore, che governava in precedenza l’Universo. Nonostante Padre sia l’essere più potente dell’Universo non manca di nemici così decide di farsi uomo (chiamandosi Adam Black) e di raccogliere attorno a sé dodici bambini, scampati ad un attacco lanciato contro di lui che ha visto come vittime collaterali tutte le persone della comunità in cui aveva scelto di vivere, decidendo di formarli in modo che uno dei dodici diventi alla fine il suo successore. Bambini e bambine vengono ognuno e ognuna lasciati a studiare in un catalogo diverso della biblioteca (direi sezione o fondo, ma vabbé): David quello della guerra e delle strategie e tattiche militari, Michael quello dei modi di esprimersi di tutte le specie animali, Jennifer quello delle abilità di cura, Margaret quello delle abilità per far risuscitare i morti, Carolyn quello relativo a tutti i linguaggi umani passati, presenti e futuri, ecc. Padre però non è un genitore particolarmente amorevole coi propri figli e figlie che punisce violentemente e inflessibilmente quando trasgrediscono. In particolare David viene punito in modo estremamente orrendo per farlo diventare il più forte e spietato del gruppo. Ma la storia in realtà inizia circa un quarto di secolo dopo quando, improvvisamente, Padre scompare e la biblioteca viene circondata da una sorta di magia (ma, viene più volte precisato, non si tratta di una magia ma di una sorta di difesa perimetrale che impedisce a tutti quanti abbiano una determinata caratteristica in comune di penetrarvi) che nega a bibliotecarie e bibliotecari di ritornarvi a cercare Padre o quantomeno il motivo della sua scomparsa.

La protagonista è Carolyn che, forte della sua specialità linguistica, esce nel mondo esterno per reclutare Steve, già provetto scassinatore e ora aspirante buddista, al fine di recuperare un prezioso manufatto sottrattole anche se in realtà si tratta di un raggiro per convincerlo ad entrare al posto suo e degli altri fratelli e sorelle nella biblioteca a loro inaccessibile. Steve, ormai cooptato dal gruppo di fratelli e sorelle, incrocerà Erwin, agente governativo inviato a far luce su eventi inspiegabili nella zona. Erwin è un acuto investigatore, ex militare, e abile nel combattimento con qualsiasi tipo di arma (insomma una sorta di Reacher in versione hawkinsiana). Tra Steve ed Erwin lentamente si svelerà il mistero dell’inaccessibilità della biblioteca e della scomparsa del Padre che ha a che fare la lotta per la successione per diventare la nuova divinità dell’Universo della Quinta era.

Onestamente questo mix, a volte fin troppo confuso, faccio fatica a catalogarlo e forse l’unica etichetta realmente applicabile è quella del “weird” se con strano s’intende tutto ciò che non è incasellabile in una delle usuali categorie narrative. Per il tema (tendente al religioso e a sviscerare l’etica dei rapporti e le ricadute delle scelte compiute) direi trattarsi di un libro per ragazzi, fascia d’età scuola superiore di primo grado (quelle che una volta erano le medie). Ma non posso in considerazione delle scene di sesso (poche anche se brutalmente violente) e di descrizioni molto al di là del confine dello splatter, soprattutto quando ad entrare in scena è David. In compenso – e questo sicuramente spiega l’apprezzamento ricevuto – il meccanismo narrativo, per quanto non sempre coerente, eccelle nel catturare il lettore sulle vicende di queste divinità fin troppo umane. Soprattutto l’idea, per quanto possa essere considerata contraddittoria e strampalata, è assolutamente e splendidamente originale (un riferimento al massimo potrebbe essere il gaimaniano American Gods) e questo forse spiega anche perché Hawkins, laureato in informatica e autore di guide su Linux e Apache, non sia finora riuscito ad andare oltre questo suo primo libro.

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Dove il paradosso contamina i rapporti umani, compare la malattia.

~ Watzlawick, Beavin e Jackson