
Su Bandcamp si trova molta musica che è possibile far risalire a generi come “drone”, “ambient”, “elettronica”, “vaporwave” e, in generale, a modalità di creazione e produzione sostanzialmente DIY che si rivolgono a una nicchia fedele piuttosto che tentare di accalappiare le folle. Spesso si tratta di tracce o album proposte gratuitamente o a prezzi irrisori e non sempre i relativi autori riescono a mantenere un buon livello qualitativo a fronte di una spesso copiosa produzione. A volte poi magari le opere restano continuativamente buone ma l’ascoltatore si stufa di continuare a seguire nuove opere sì buone ma sostanzialmente tutte uguali. Ovviamente ci sono eccezioni, ed una di queste è Hverheij.
Scoprire Hverheij significa entrare in un universo in cui l’elettronica non è solo suono, ma un modo di guardare il mondo. Dietro questo moniker c’è il compositore e producer canadese Harry Verheijen, di base ad Abbotsford, British Columbia, che da anni costruisce su Bandcamp un catalogo vasto e coerente, fatto di album e singoli che esplorano paesaggi interiori e urbani con la stessa intensità.
Sulla sua pagina ufficiale si legge che “vedere il mondo attraverso la musica è come trasporre la coscienza nel suono e riorganizzare le esperienze in storie che possono essere ascoltate e sentite”: una dichiarazione di poetica che riassume bene il cuore del progetto Hverheij. Ogni disco sembra partire da uno sguardo preciso – un luogo, un’atmosfera, un’idea narrativa – per poi tradurlo in trame elettroniche che oscillano fra ambient, suggestioni cinematiche, ritmi urbani e una forte attenzione al dettaglio timbrico.
Dentro questa produzione troviamo lavori più contemplativi, costruiti su paesaggi sonori rarefatti, e altri dove il ritmo diventa protagonista, spesso legato a immagini molto concrete: strade illuminate, flussi di persone, città in movimento. È il caso, ad esempio, dell’album Let’s Be Clear, dove il brano Mezmer Eyes è stato descritto dalla critica come una traccia elettronica dal respiro marcatamente urbano, capace di catturare “l’essenza irrequieta della vita in città” tra luci che tremano, cuori che accelerano e improvvise scintille creative.
In questo equilibrio tra energia e introspezione si gioca gran parte del fascino di Hverheij: una musica che può funzionare tanto come colonna sonora quotidiana quanto come ascolto concentrato, in cuffia, alla ricerca di dettagli nascosti. Non sorprende che la sua opera trovi spazio anche presso etichette e compilation come Triplicate Records e An Eclectic Collection Of Dust, realtà attente alle forme più immaginative dell’elettronica contemporanea. Per chi ama l’idea di “ascoltare” luoghi, paesaggi e stati d’animo tradotti in suono, Hverheij è un nome da tenere in considerazione.

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