
Ho scritto nel post precedente di musica ambient creata con sintetizzatori modulari per l’album Meldrop. Praticamente in contemporanea a Meldrop è uscito un altro album che possiamo definire di musica ambient realizzato con sintetizzatori modulari: THALASSA dell’artista portoghese-scozzese SHHE (aka Su Shaw). Per certi versi è incredibile come, partendo dalle stesse premesse, i risultati possano essere così diversi. Con THALASSA, quello che l’autrice ha voluto realizzare è dare voce e respiro al Mare Mediterraneo inquinato. Se andiamo sul suo sito personale, scopriamo come (almeno quando sto scrivendo questo post, a metà giugno) non siano previsti concerti, ma una sezione invece molto affollata è quella dei progetti. Curiosando scopriamo trattarsi di installazioni sonore in giro per il mondo che riguardano il rapporto dell’essere umano con l’acqua. L’ultimo è Afluente, realizzato a Porto Alegre in Brasile con registrazioni effettuate lungo le sponde del fiume Guaíba nel mezzo delle catastrofiche inondazioni del 2024. Anche THALASSA nasce dalla ricerca – abortita – per una installazione musicale. La Shaw racconta infatti in un’intervista al magazine online Snack che THALASSA:
È un progetto nato da una commissione: per l’esattezza, una commissione artistica legata al clima. Ho avuto la possibilità di svolgere una residenza musicale, da remoto, con uno splendido studio nella città di Alessandria d’Egitto. Ero davvero affascinata da quella città e avevo fatto molte ricerche sul fatto che sia destinata a finire sott’acqua nel corso delle nostre vite. Volevo provare a creare un pezzo, o comunque una nuova opera sonora, che rispondesse all’innalzamento del livello del mare nel Mediterraneo.
Successivamente si è aperta un’altra opportunità di finanziamento con il British Council che mi ha permesso di viaggiare fin lì per una residenza di tre settimane in città. Lavoro spesso con quei microfoni subacquei chiamati idrofoni, quindi avevo pianificato tutta una serie di sessioni di registrazione. Quando sono arrivata ad Alessandria, però, mi sono resa conto che non era possibile fare registrazioni sonore perché è vietato.
La costa è pesantemente militarizzata. È anche un bacino idrico fortemente inquinato, e questo mi ha spinto a riflettere su come creare, all’interno del progetto, uno spazio che accogliesse l’imprevedibilità di tutto ciò; che accogliesse l’urgenza, il disagio e l’accettazione del fatto che, in alcuni ambienti, questi impatti colpiscono le persone quotidianamente. È stato in quel momento che l’album ha iniziato a svilupparsi nella mia testa.
Mi sono chiesta come potessi creare qualcosa che desse voce a questo mare silenzioso. E stavo già pensando di sviluppare uno strumento, un sintetizzatore modulare, con l’idea di usare la mia stessa voce da modulare e manipolare, in modo da generare quella che potesse essere la “voce” del Mediterraneo. Questa è stata la colonna portante dell’album. [tradotto con Gemini]
E l’album inizia proprio con la voce, anzi col respiro che l’artista immagina di prestare al mare. I moduli analogici creati dalla Shaw per questo progetto reagiscono all’umidità creando sequenze sonore direttamente legate all’acqua. E il background della creazione del suono, se non è indispensabile per apprezzare l’opera, lo è invece per capirla appieno. Ed è anche per questo che i titoli dei sei brani che la compongono rimandano, sempre in greco antico, all’acqua, al mare ed al rapporto ancestrale che la civiltà umana ha con esso:
- Pneuma: respiro o spirito,
- Katávasi: discesa,
- Allásso: trasformare, mutare,
- Emfánisi: apparizione, manifestazione,
- Peras: limite, confine,
- Anodos: risalita.
Attraverso queste sei fasi di viaggio musicale all’interno del mondo liquido, l’autrice vuole fare riflettere ascoltatori e ascoltatrici sul fatto che negli ultimi anni il Mediterraneo ha registrato ondate di calore marino estreme, con temperature che hanno raggiunto i 30,7°C al largo delle coste della Corsica e picchi di sei gradi sopra la media in alcune regioni. È anche uno dei mari più inquinati al mondo, con un totale stimato di 1,17 milioni di tonnellate di plastica già presenti e oltre 229.000 tonnellate che si aggiungono ogni anno. La situazione è complicata dalle tensioni geopolitiche e dalle guerre che le sue coste continuano ad assistere se non ad ospitare. Queste pressioni scorrono sotto la superficie di THALASSA, alimentando la sua tensione tra quiete e urgenza. Voci elaborate simulano sussulti affannosi e respiri acuti, incorniciando la personificazione dell’album di oceani che l’umanità surriscalda e inquina più di quanto essi stessi riescano a sferzare le coste. L’album è stato interamente registrato utilizzando un sintetizzatore modulare personalizzato, progettato da SHHE e sviluppato in due anni insieme al produttore elettronico scozzese Ben Chatwin. Progettato per accogliere la casualità e l’instabilità, il modulare genera tensioni imprevedibili che agiscono come co-compositori, abbracciando il caos come forza creativa fondamentale. La voce di Shaw si colloca al centro dell’album: dilatata, frammentata.
Pur senza testi “cantati”, THALASSA è un album profondamente politico, sorta di requiem per le nostre speranze di sopravvivenza in un ambiente che stiamo uccidendo. E chi canta tale requiem, nelle intenzioni dell’opera, non sono gli esseri umani – troppo occupati a distruggere e uccidere – ma il mare stesso, la sua antica divinità costretta ad abbandonare l’umanità che pure l’ha immaginata.

Link nel post:
- Sito personale di SHHE: https://www.shhemusic.com/
- Intervista a SHHE su Snack: https://snackmag.co.uk/interview-shhe-on-thalassa-sinking-cities-and-giving-voice-to-the-mediterranean

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