
Per parlare di Giocatore contro mostro. Creare e distruggere mostri nei videogiochi, scritto dallo studioso di “game studies” ceco Jaroslav Švelch pubblicato da MIT Press nel 2023 e reso disponibile in italiano da Faros pochi mesi fa, riparto da Dungeon Crawler Carl (di cui ho scritto qui). Alla fine del romanzo è presente un “capitolo bonus” (una sorta di sequenza dopo i titoli di coda, se stessimo parlando di un film) dove si vedono due delle goblin ingannate dai protagonisti – Carl e la sua gatta Princess Donut – per poter sconfiggere il boss. Princess Donut, sfruttando il proprio elevato livello di carisma, è riuscita a portarle dalla loro parte anche trattandole come individui, e non semplicemente come mostri anonimi da sconfiggere. Princess Donut ha dato alle due goblin un nome. Il potersi identificare grazie al nome apre alle due goblin tutto un ventaglio di nuove possibilità che vanno oltre il comportarsi da standardizzata carne da cannone all’interno di un dungeon. L’avere un nome permette loro di riconoscere se stesse, i loro desideri, le loro priorità, che non è quella di essere cancellate come fastidioso bug di sistema da parte degli agenti che gestiscono il dungeon. Dando loro un nome Princess Donut le ha “umanizzate”. Non forse nel senso che siano rispetto a prima meno goblin e più umane, ma piuttosto che rispetto a prima hanno acquisito una consapevolezza di sé a cui si aggiunge un istinto di autoconservazione.
Leggendo il libro di Švelch ho pensato molto a Rory e a Lorelai, le due goblin che, grazie al “battesimo” diventano autocoscienti. Giocatore contro mostro analizza i mostri (anche nella loro raffigurazione storica a partire dall’antica arte babilonese fino ai videogiochi recenti come il reboot di God of War), quali antagonisti del giocatore da superare (leggi: uccidere) per avanzare e completare il gioco. Švelch mostra come vi siano due livelli di “mostruosità”: quella sublime e quella controllata. La prima è quella che parte dalla preistoria per arrivare almeno fino a Lovecraft di una mostruosità indicibile e irrappresentabile, assolutamente aliena dal contesto umano. La seconda è quella introdotta dai videogiochi che materializzano il mostro che, per quanto potente e spaventoso, deve comunque poter essere affrontato e sconfitto. Il mostro viene introdotto in una specifica modalità di gameplay: quella di “giocatore contro ambiente”. Cioè quando il giocatore non affronta un altro giocatore (reale o simulato) ma piuttosto è messo di fronte a degli ostacoli ambientali che deve superare. E molto spesso questi ostacoli sono rappresentati da mostri da sconfiggere e uccidere. Mostri stereotipati sia a livello culturale sia a livello grafico. La mostruosità controllata è introdotta secondo Švelch in particolare da due giochi: Dungeons & Dragons e Space Invaders. In entrambi i giochi i nemici sono paradigmaticamente ostacoli all’azione del giocatore. Per quanto in D&D i mostri siano vari per descrizione e per abilità, la loro unica funzionalità è offrire una sfida al giocatore per essere sconfitti e/o uccisi. Al contrario in Space Invaders non abbiamo una varietà di caratterizzazioni, ma in compenso i mostri alieni non possono essere sconfitti perché continueranno, livello dopo livello, ad arrivare fino all’esaurimento dei cannoni/vite disponibili. In Space Invaders il giocatore può puntare non alla vittoria come in D&D, ma al punteggio più alto (rispetto agli altri giocatori). In seguito si sono aggiunte altre possibili modalità, come il potere evitare o fuggire i mostri che ci fronteggiano, ma normalmente questa linea d’azione è penalizzante dato che non permette di acquisire esperienza o i beni (“loot”) che i mostri uccisi permettono di saccheggiare.
Per Švelch si tratta di una rappresentazione diseducativa in quanto
…l’uso di mostri come generici sacrificabili può rafforzare la convinzione che qualsiasi avversario – anche umano o animale – sia mostruoso. Rappresenta una nozione banalizzata e riduttiva di alterità, definita unicamente dalla contrapposizione e dalla distruzione. (p. 80)
Personalmente, quando penso ai mostri, ricordo sempre una coppia di film che amo: Alien e Aliens. Nel primo il mostro maggiormente pericoloso non è tanto lo xenomorfo, ma Ash, l’androide della compagnia Weyland-Yutani (proprietaria dell’astronave su cui si svolge l’azione) programmato per portare a bordo lo xenomorfo quando ancora non se ne conosce la pericolosità, saltando i protocolli di sicurezza che avrebbero salvato l’equipaggio. Lo rende se possibile ancor più chiaro Ripley – protagonista di entrambi – quando in Aliens dice a Burke, l’agente della compagnia che ha appena tentato di far impiantare in lei e in una bambina il germe degli xenomorfi: Sai, Burke, io non so proprio quale specie sia peggiore: loro non li vedi fregarsi l’uno con l’altro per una sporca percentuale! Švelch in parte si collega a questa sorta di inversione di ruoli trattando di Shadow of the Colossus dove è mostrato con efficacia come uccidere i mostri (i colossi) da parte del protagonista sia un’azione empia che lo porterà alla tragedia finale. L’auspicio è pertanto quello della creazione di narrazioni ludiche in cui l’ambiente (i mostri che rappresentano gli ostacoli da superare) non sia esclusivamente fonte di conflitto ma piuttosto spazio di collaborazione. Dare ai mostri un nome – come fatto da Princess Donut alle due goblin -, riconoscere la loro necessità all’interno dell’ecologia del mondo, può diventare un modo per educare a trattare chi ci sta intorno ed il nostro ecosistema non come risorsa da sfruttare o come ostacolo da abbattere e superare ma come possibile alleato o anche solo riconoscerne il valore e cercare soluzioni che permettano la sopravvivenza di tutti: privilegiare insomma i giochi a somma positiva (tutti possiamo in varia misura vincere) invece che esclusivamente quelli a somma zero (io vinco e tu perdi).

Link nel post:
- Sito personale di Jaroslav Švelch: http://svelch.com
- Pagina dedicata a Giocatore contro mostro sul sito di Faros Edizioni: https://farosedizioni.it/giocatore-contro-mostro
- Mia presentazione di Dungeon Crawler Carl: https://ossessionicontaminazioni.com/2025/10/28/giu-nel-dungeon-con-carl-e-princess-donut

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