Come sanno lettrici e lettori del blog, sono un fan “eretico” di Resident Evil. Gli episodi che amo di più sono il VII e Village, quelli in una prima persona che ha fatto storcere il naso a molti fan “puristi”. Gli stessi che hanno anche più storto il naso per la nuova trasposizione cinematografica di Zach Cregger ancor prima che il film uscisse nelle sale. E, anche a prescindere dalla effettiva bruttezza o bellezza, sparlarne prima di vederlo mi sembra un atteggiamento da idioti.

Però finalmente ieri sera sono riuscito a vederlo e almeno su una cosa dobbiamo dare ragione ai fan puristi: il nuovo Resident Evil cinematografico non è un film “di” o “su” Resident Evil (inteso come saga videoludica) ma piuttosto “ambientato all’interno” dell’universo finzionale di questa saga. E ciò è una cosa buona o una cosa cattiva? Dipende. Riporto qui parte del post scritto per presentare la precedente pellicola residenteviliana del 2021 (diretta da Johannes Roberts):

[…] l’unico modo per essere cinematograficamente fedeli ad un classico videoludico è realizzare un’opera cinematograficamente povera? Ovvero: il tasso di fedeltà al videogioco da parte dell’opera cinematografica che lo ri-media è necessariamente inversamente proporzionale alle sue ambizioni artistiche? Meglio il Resident Evil (e penso qui al primo) di Anderson con una storia coerente e con una riconversione dell’immaginario videoludico nella poetica action del regista […] o meglio il Resident Evil di Roberts che non guarderemo mai per la storia emozionante, per le inquadrature audaci, per ammirare la recitazione, ma semplicemente perché ci riporta sul grande schermo Villa Spenser (con anche uno dei suoi più famosi enigmi), la stazione di polizia e le strade di Raccoon City armati solo di paura (oltre che naturalmente di pistole, mitra e dei buoni ed affidabili fucili a pompa)? Meglio Alice, in grado di dominare la scena, o meglio i vari Claire e Chris Redfield, Leon Kennedy, Jill Valentine, Albert Wesker, Lisa Trevor, William Birkin (e anche Ada Wong, ma questo è uno spoiler…) nessuno dei quali memorabile più di un qualsiasi corrispondente cosplayer in una Lucca Comics & Games?

Il Resident Evil di Cregger va molto oltre la dicotomia considerata (con storia emozionante, inquadrature audaci e recitazione da ammirare). Prende sì il contesto di Resident Evil, ma lo trasforma in un film horror contemporaneamente esilarante e tragico come nessun episodio videoludico ha mai osato essere. Per certi versi in alcuni dettagli mi ha ricordato più Silent Hill di Resident Evil: nell’inizio rurale, nei mostri più incubi dell’inconscio che armi biologiche, nell’inquietante sala neonati dell’ospedale, nel dramma del protagonista nei rapporti con la fidanzata e col nascituro figlio. Forse gli episodi a cui più si assomiglia non sono quelli classici ma proprio a VII e VIII: le soggettive in cui del protagonista vediamo solo l’arma o la casa di campagna colma dei primi orrori che si trova ad affrontare ci portano esattamente in questa direzione. Ma questi sono solo dettagli, gli elementi che caratterizzano il film sono altri:

  • Il protagonista: un signor nessuno, un “delivery” ospedaliero incasinato nei rapporti con la fidanzata che accetta l’incarico di portare una borsa (di cui ignora il contenuto) all’ospedale di Raccoon City solo perché la distanza prevista prevede paga doppia;
  • Gli scienziati, assolutamente autoreferenziali e inaffidabili, parodia del genere: non hanno mai la benché minima idea di come risolvere la situazione;
  • I mostri, anzi IL mostro che poi è la prima donna investita dal protagonista mentre cerca di arrivare a Raccoon City nel bel mezzo di una tempesta di neve con la fidanzata che litiga con lui al telefono, che progressivamente cresce e si espande;
  • Gli ambienti: inizialmente la campagna sommersa da una coltre di neve, la città percorsa dai mostri e l’ospedale.

Da notare la progressione da ambienti più ampi a quelli sempre più artificiali e claustrofobici che fanno convergere sul protagonista non solo la minaccia ma anche la sua disperazione di non poter ricongiungersi all’amata. Da bravo signor nessuno poi, l’unica esperienza che il nostro protagonista ha con le armi è quella accumulata nei videogiochi e la sua inesperienza è il motore comico del film.

Ma, tutto sommato, l’elemento meno residenteviliano di tutto il film è la sua conclusione. Una conclusione a cui non posso nemmeno velatamente accennare per non fare un ingiustificabile spoiler, ma sono sicuro che sarete d’accordo con me: mai nessun videogioco di Resident Evil avrebbe potuto concludersi così. È questo un male? No: perché il film è bello. Ma per una trasposizione cinematografica decente di Resident Evil (se escludiamo i lungometraggi in CGI di cui ho scritto qui) dobbiamo ancora aspettare.

Link nel post:

Reazioni nel fediverso

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