Ho già scritto di Nancy Kress in un post dove ho raccontato il mio apprezzamento per la trilogia di Tomorrow Kin e soprattutto per quella dei Mendicanti. Lo scorso luglio è uscito, come sessantanovesimo volume della collana Urania Jumbo, sempre della Kress, Lassù oltre il cielo, originariamente pubblicato nel 2009 col titolo Steal Across the Sky. Il romanzo non è al livello delle due trilogie sopra menzionate ma propone comunque una narrazione che cerca di coinvolgere lettori e lettrici in interessanti riflessioni di natura religiosa.

La trama vede l’arrivo di misteriosi alieni denominati “Emendanti” perché dichiarano di voler rimediare ad un torto inflitto nel lontano passato alla specie umana. Chiedono a ventuno volontari di poterli mandare sui pianeti su cui decine di migliaia di anni prima avevano trasportato esemplari umani, per fungere da Testimoni del torto inflitto. Il romanzo segue nella prima parte tre di questi Testimoni: l’italiano Luca e le americane Cam e Soledad sulla coppia di pianeti “gemelli” nello stesso sistema Kular A e Kular B. Luca e Cam scendono rispettivamente su uno dei due mentre Soledad funge da contatto e coordinamento sull’astronave in orbita. Quello che i tre scoprono (assieme alle altre squadre mandate sugli altri pianeti) è che gli Emendanti hanno fatto un enorme esperimento genetico. Gli esseri umani infatti prima del loro arrivo avevano un gene che permetteva loro di restare in contatto con le persone appena decedute. Gli Emendanti hanno portato campioni identici di esseri umani su pianeti gemelli con la sola differenza che in uno dei due avevano permanentemente “disattivato” il gene così come avevano fatto su tutta la popolazione umana rimasta sulla Terra. I Testimoni devono osservare come i gruppi umani si sono evoluti sulla coppia di pianeti con e senza questo gene. Il gene permette di osservare le persone appena decedute sulla “seconda strada”, che segue la prima – quella che tutti noi percorriamo durante la vita – e precede la terza, che però non si può vedere. Tornati sulla Terra con questa rivelazione (per quanto almeno uno di loro sia completamente scettico e creda piuttosto ad una forma di telepatia) i Testimoni sconvolgono la società terrestre. La rivelazione crea due opposti estremismi: coloro che ritengono opportuno non attendere e anticipare col suicidio l’accesso alla seconda strada e alla vita futura e quelli che considerano i Testimoni angeli del demonio incarnatosi negli Emendanti. Questi ultimi, dal canto loro, interrompono completamente i contatti coi terrestri lasciandoli privi di conferme/smentite/risposte.

Il romanzo segue le sorti di quattro Testimoni: oltre ai tre scesi sulla coppia di pianeti kulariana, troviamo anche Frank. Ognuno dei quattro ha un proprio rapporto con la rivelazione che portano. Luca è lo scettico sopra ricordato, Cam costruisce una carriera di conferenze promuovendo la seconda strada come una sorta di religione new age, mentre Frank è profondamente religioso e convinto che la rivelazione non sia altro che una conferma della propria fede. Soledad è l’unica con un approccio dubbioso e “laico” che ritiene che la rivelazione porti più domande e dubbi che risposte.

Nella seconda e conclusiva terza parte si seguono le vicende dei quattro su una Terra sempre più dilaniata dalle opposte fazioni, con loro che cercano, ognuno a proprio modo, le risposte ai quesiti posti dalla rivelazione.

E qui mi fermo sul romanzo (tra l’altro ho già fatto fin troppo spoiler). Mi sia concessa tuttavia qualche considerazione conclusiva. (Come Luca) non credo ad una vita dopo la morte. Non perché neghi l’esistenza di Dio (cosa che resta, per quel che mi riguarda, nel campo dell’inconoscibile, e quindi impossibile tanto da affermare, quanto da negare) ma perché non esiste un quid determinato – separato dal corpo – che possa definirsi come identità personale. In una parola, l’io. La coscienza è il prodotto, non particolarmente stabile, del rapporto tra il cervello, il corpo e il mondo esterno. Una variazione qualsiasi, anche minima, dell’alchimia tra questi elementi, può cambiare completamente – o distruggere – il senso di sé stessi che chiamiamo io. E penso in modo particolare ai malati di Alzheimer che non ricordano nulla, che non riconoscono neppure i parenti più prossimi, che magari vivono in un mondo di ricordi lontani miracolosamente sopravvissuti al deperimento mentale. È quella la persona che dovrebbe incamminarsi sulla seconda strada? Mi immagino l’obiezione: ma quello è l’io gravato dai limiti fisici della malattia; una volta libero dal corpo l’io potrà dispiegarsi nella sua completa potenzialità. E qual è, chiedo allora, questa sua completa potenzialità? Quella della vecchiaia, in cui il decadimento è già iniziato? O quella della maturità, in cui si ha la sedimentazione di idee e capacità? Quella della gioventù in cui si ha il rigoglioso sbocciare e fiorire delle potenzialità? E perché allora non quella del bambino o addirittura del neonato, che portano in seme tutto quello che la persona potrà diventare? Continuo piuttosto a pensare che la vita sia una sola e che la limitazione sia non nel limite del tempo ad essa concesso, ma nel modo in cui la nostra coscienza è in grado di percepire il tempo. Come a suo tempo scritto a proposito di Vonnegut e altrove (sia a proposito di Nietzsche, sia a proposito dell’interpretazione mooriana di Lovecraft) la nostra coscienza percepisce il tempo come una freccia unidirezionale, ma la filosofia e la fisica quantistica ci dicono invece che il tempo è relativo e lo studio della mente che è soggettivo. Non c’è bisogno di un’altra vita quando già la vita che abbiamo, benedetta o maledetta a seconda dei punti di vista dall’eterno ritorno dell’identico, è fondamentalmente “infinita”. Quello che possiamo fare è, vonnegutianamente, apprezzare le cose che la vita ci offre ed evitare di peggiorare l’esistenza a noi stessi e a chi ci sta vicino. Perché se non credo nel Paradiso, credo invece nell’Inferno e penso che – chi più, chi meno – ci siamo tutti dentro (vedi Gaza e tutte le situazioni analoghe che magari fanno meno scalpore disseminate nel mondo).

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Una risposta a “La seconda strada della vita: il nuovo Urania di Nancy Kress”

  1. Avatar Libri letti nel 2025 – ossessioni e contaminazioni by francesco mazzetta

    […] Kress Lassù oltre il cielo (Mondadori, […]

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GOCCIA DI SAGGEZZA

Dove il paradosso contamina i rapporti umani, compare la malattia.

~ Watzlawick, Beavin e Jackson