Uno dei romanzi pubblicati dalla nuova Edikit gestita dal collega e amico Andrea K. Lanza (in calce trovate l’elenco dei miei post sui suoi libri) è Notte muta! di Jade Roth.

Jade Roth (al secolo Giada Rotundo) è pittrice e illustratrice (e sue sono la copertina e le illustrazioni all’interno del romanzo) e Notte muta! è il suo primo romanzo. Sono stato attratto da esso dalla copertina, col suo richiamare moda vecchia di un secolo, e dalla promessa di una storia horror ambientata a Varese.

In realtà Varese è poco più di un fondale e potremmo immaginare la storia ambientata quasi in qualsiasi altro luogo. La storia inizia a raccontarci di Anna, una delle ragazze ospitate dal locale orfanotrofio. Alle bambine in particolare viene insegnato il lavoro di sarta e ogni anno la più brava tra le più grandi viene assunta nella sartoria di Enrico Cadei, mecenate dell’istituto. Anna è consapevole della propria bravura ed è certa che sarà lei a meritarsi il posto potendo uscire dall’istituto, ma tutto viene rovinato dall’inconsapevole incidente che causa in cui muore Tommaso, un ragazzo fulvo innamorato di lei a cui commissionava lavori e favori, approfittando anche del fatto di essere l’unica a non provare ribrezzo per la profonda cicatrice che gli sfigura una parte del viso.

Passano alcuni anni. Anna, ormai adulta, si rifà viva a Varese quando Fabrizio Cadei, il figlio di Enrico, cerca sarte provette per sostenere il peso della concorrenza ed evitare di essere costretto a vendere il prestigioso atelier ereditato dal padre. Fabrizio rimane affascinato dalle abilità di Anna tanto da innamorarsene nonostante che il suo volto, per altro stupendo, sia sfigurato da una cicatrice. Lettrici e lettori ovviamente non possono chiedersi come la cicatrice che prima era sul volto di Tommaso sia passata sul volto di Anna, soprattutto testimoniando gli incubi in cui Anna viene tormentata da un ragazzino dai capelli fulvi. E questi incubi hanno inizio quando Anna vede il ritratto della moglie di Fabrizio e dei loro due figli: due gemelli, maschio e femmina, entrambi coi capelli rossi. Fabrizio, dopo aver cominciato a corteggiare Anna, confessa di avere divorziato dalla moglie e che durante la guerra ha perso traccia dei figli dopo che la moglie è morta. Mentre però il rapporto tra Anna e Fabrizio inizia a stabilizzarsi con l’atelier che torna ad avere entrate e si profila un evento di raccolta di fondi per restaurare e riaprire l’orfanotrofio, irrompe nel menage la figlia di Fabrizio, Linda, apparentemente simpatica e sbarazzina ma come si scoprirà presto con propositi decisamente inquietanti.

Tutta la prima parte del romanzo è un romance da inizio Novecento (alla “telefoni bianchi”) con al più qualche sparuto tratto di horror psicologico. Tanto che – completamente fuori dalla mia “confort zone” – stavo pensando addirittura di abbandonarne la lettura. A maggior ragione perché mi aveva profondamente disturbato l’incongruenza del divorzio tra Fabrizio e la moglie Heidi: incongruenza dovuta al fatto che non esiste in Italia il divorzio prima del 1970. Prima di questa data l’unica separazione legittima era l’annullamento, che difficilmente sarebbe potuto avvenire in presenza di figli e che comunque praticamente in nessun caso avrebbe avuto l’effetto dell’allontanamento dei figli – soprattutto del figlio maschio in qualità di erede legittimo – dal padre.

Ma poi – a circa metà romanzo – arriva la seconda parte che mi ha travolto come un ciclone. Tutta questa seconda parte è sostanzialmente un lungo feedback in cui veniamo a conoscere cosa è successo a Heidi, Linda e Tommaso (come si poteva sospettare era proprio il figlio di Fabrizio il ragazzo accidentalmente ucciso da Anna) dopo che hanno lasciato Fabrizio per il facoltoso Adelardo. Heidi non è una semplice donna ma una sorta di strega con poteri che vuole trasmettere alla figlia. Ma è troppo sicura di sé per non essere scoperta, cosa che causerà una sciagura che costringerà Linda, anni dopo, a cercare di recuperare i poteri della madre destinati a lei.

Premesso che la scrittura di Jade Roth è ancora acerba, così come la capacità di equilibrare gli elementi della storia, Notte muta! resta comunque un romanzo divertente e appassionante che si spera possa essere seguito da prove maggiormente mature e consapevoli.

Ne approfitto per segnalare che Andrea K. Lanza con la nuova linea editoriale di Edikit potrà essere trovato a Marginalia, a Milano, il 21 e 22 marzo.

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