Durante le festività natalizie, avendo più tempo a disposizione, ho avuto la possibilità di girare per le piattaforme streaming cercando cose di possibile mio interesse e mi sono ritrovato il remake di The Fog. Nebbia assassina di John Carpenter. Precisamente il film di Carpenter è del 1980 e il remake omonimo di Rupert Wainwright è del 2005. Onestamente non ho la minima idea del perché nel 2005 mi fossi fatto scappare questo remake, tanto più che nel 2003 mi ero acquistato la “special edition” in DVD dell’originale. Perciò, sfruttando il tempo libero, ho recuperato tale mancanza, tanto più che Carpenter è uno dei registi che amo maggiormente e The Fog è sicuramente uno dei suoi film che apprezzo e che ho rivisto svariate volte. Ho approfittato del tempo libero guardandomi il remake, disponibile su Netflix e, subito a seguire, l’originale dal DVD.


Occorre precisare che tra i film di Carpenter The Fog è riconosciuto essere uno dei “minori” dallo stesso regista (vedi Wikipedia): girato con un budget ridotto (1,5 milioni di dollari contro i 18 milioni del remake), con effetti speciali contenuti ed elementari anche per il periodo e, nonostante ciò, fu un ottimo successo al botteghino superando i 20 milioni di dollari di incasso ed essendo il maggior successo della compagnia di produzione Avco Embassy Pictures. Proprio la consapevolezza da parte di Carpenter dei limiti avuti nella realizzazione di The Fog lo ha portato a consentire alla realizzazione del remake e a firmarne il soggetto assieme alla sceneggiatrice Debra Hill (scomparsa proprio nel 2005).
Il remake del 2005 è sostanzialmente fedele all’originale e su YouTube c’è chi ha montato in contemporanea le scene delle due opere, mostrando che a livello visivo le differenze sono dovute quasi esclusivamente alle maggiori risorse:
Tuttavia il remake del 2005 è sostanzialmente un film noioso, che delega la sua natura horror ai non molti “jumpscares”. Poco importante che l’ambientazione sia trasferita dalla costa della California a un’isola al largo dell’Oregon. Più significativo che i protagonisti siano ringiovaniti: sia Nick Castle che padre Malone. Tra l’altro Elizabeth non è più un’autostoppista “qualsiasi” ma la fidanzata di Nick, e questo ha ripercussioni sul finale delle storia non presenti nell’originale. Inoltre il ruolo della dj radiofonica Stevie Wayne e soprattutto di suo figlio Andy viene significativamente ridimensionato. Mentre il film originale può essere tutto sommato considerato un’opera corale, il remake mette chiaramente in posizione preminente Nick ed Elizabeth (forse anche per tentare di sfruttare l’appeal del genere sugli adolescenti). Questo però trasforma il “mood” dell’opera in modo deteriore.
Ma forse è utile che presenti un minimo di riassunto della trama. Gli abitanti dell’area di Antonio Bay accettano di accogliere attorno a loro una colonia (nell’originale di lebbrosi) ma solo per fare naufragare sugli scogli (nell’originale) o per incendiare la nave (nel remake), rubare le ingenti sostanze del capo della colonia, Blake, e con esse costruire la chiesa e fondare la città di San Antonio. Cento anni dopo si fanno i preparativi per la celebrazione dell’anniversario, ma una strana nebbia inizia a invadere il mare e la costa. Dalla nebbia emerge il peschereccio Seagrass con i tre occupanti morti. Poi altri abitanti di San Antonio vengono uccisi fino a quando nella chiesa o nel cimitero Blake conclude la sua vendetta.
La nebbia nel remake è l’elemento da cui escono i fantasmi dei marinai e dei passeggeri della Elizabeth Dane, la nave di Blake, ma non è molto chiaro (se non si è visto l’originale) il perché dell’elemento meteorologico, dato che la nebbia in sé non ha alcuna importanza nel tradimento. Nell’originale invece era un elemento essenziale perché in una notte di fitta nebbia i congiurati erano riusciti ad attirare con segnalazioni fasulle la nave sugli scogli. Ecco giustificato da parte di Blake e dei suoi marinai l’utilizzo della nebbia come strumento di vendetta. Inoltre il remake perde tutta quell’aura di storia di paura per spaventare i bambini – con cui non a caso inizia l’originale – che vede il piccolo Andy come elemento tutt’altro che secondario della trama. Manca inoltre nel remake la geniale colonna sonora di Carpenter e in particolare il tema che metronomicamente sottolinea la tensione ed il mistero, o quello ossessivo ed esasperante che accompagna l’invasione di San Antonio da parte della nebbia (contribuendo più degli effetti speciali a base di luci e fumo a sottolineare la tensione e il terrore), o il basso quasi ambient dell’apparire della nebbia sull’orizzonte marino. Nel remake i mostri sono poi effettivamente fantasmi, parzialmente trasparenti, mentre nell’originale sono l’incarnazione dell’uomo nero delle storie di paura lette all’inizio dal pescatore ai bambini.
Il The Fog carpenteriano non ha la ricchezza narrativa di altri suoi film (penso in particolare alla trilogia lovecraftiana di cui ho scritto qui) ma neppure la focalizzazione ossessiva su pochi elementi ma piantati come chiodi nella mente dello spettatore (e penso ovviamente a Distretto 13 e a Halloween) ma riesce comunque nel compito di ammaliare lo spettatore che mette nei panni del bambino a cui racconta una storia di paura con per protagonista l’uomo nero. È il tentativo di aggiornare questa struttura (solo apparentemente) semplice che porta Wainwright fuori strada facendo sì che il remake non sia abbastanza horror (come non lo era neppure l’originale) ma neppure per nulla fiaba, elemento essenziale del fascino dell’originale.
Link nel post:
- The Fog (2005) su Netflix: https://www.netflix.com/it/title/70038804
- Voce di Wikipedia su The Fog (1980): https://it.wikipedia.org/wiki/Fog
- Mio post su Carpenter: https://ossessionicontaminazioni.com/2019/07/07/la-domanda-carpenteriana-sulla-realta/

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