Austral (non) è un romanzo di fantascienza. L’autore è l’inglese Paul McCauley, già autore della trilogia Confluence, pubblicata da Nord ed il romanzo è stato pubblicato come n. 1744 (novembre 2025) di Urania. L’ambientazione è situata in un lontano futuro dove i cambiamenti climatici hanno iniziato a far sciogliere i ghiacci antartici scoprendo risorse minerarie appetibili. Dopo che una generazione di “ecopoeti” ha reso “abitabile” la penisola antartica, realizzando anche una generazione di bambini modificati geneticamente per poter resistere meglio alla fatica e al freddo, le corporazioni industriali li hanno soppiantati, spingendo il governo antartico a dichiararli fuorilegge e a discriminare i figli geneticamente modificati. La storia è incentrata su una di queste, Austral Morales Ferrado: cresciuta sull’isola prigione Deception Island per quelli come lei dispregiativamente chiamati “husky” e poi fuggita assieme alla madre sul continente solo per ritrovarsi da sola in un orfanotrofio prima ed a fare la borseggiatrice poi, passa successivamente in prigione prima come detenuta e poi come guardiana, ricattata però da Keever Bishop, un detenuto che dalla prigione riesce non solo a gestire i suoi traffici di contrabbando ma anche a soddisfare i propri piaceri carnali, anche con Austral che si scopre incinta. E il romanzo non è altro che il racconto delle sue disavventure alla figlia, cercando di giustificare i suoi comportamenti e i suoi errori: la fuga dal carcere (per impedire che Keever sia estradato in Australia dove pende sul suo capo una pena di morte), il sequestro della cugina del lato ricco e fascistoide della sua famiglia, le peripezie attraverso una landa fredda e inospitale, resa ancor più pericolosa dall’inseguimento da parte della polizia, degli scagnozzi di Keever e di svariati altri malviventi rifugiati in terre difficili da governare.

L’elemento fantascientifico è legato all’ambientazione ed alle disseminate qua e là notazioni sui modi per popolare di vegetazione e animali una terra fino ad allora fredda e inospitale. Ma il romanzo in realtà è una ininterrotta autoanalisi di Austral che viene prima anche della narrazione, tanto è vero che non è infrequente che la protagonista, nella foga di spiegare gli eventi alla figlia, spoileri la conclusione di parti conflittuali e movimentate. In più l’autore inserisce, in quello che è già un feedback lungo tutto il libro, ulteriori feedback anteriori per illustrare i parenti di Austral, in particolare le figure del nonno – donnaiolo e approfittatore – e della mamma – idealista ecopoeta – mostrando come ad interessargli non sia il ritmo ma la figura dolente e perdente della protagonista.

Perciò Austral (non) è un libro di fantascienza nel senso che funzionerebbe altrettanto bene immerso in contesti completamente diversi: penso agli Stati Uniti odierni con il loro odio trumpiano per gli immigrati, o a qualche paese del Medio o Lontano Oriente dove non mancano etnie segregate e perseguitate. Tra l’altro la scrittura di McAuley è raffinata e forse avrebbe avuto maggiore visibilità e successo letterario in declinazione mainstream.

Per quanto mi riguarda l’ho letto pensando ad un romanzo incentrato sui danni del cambiamento climatico e, se questi indubbiamente ci sono, sembra che non influiscano più di tanto sull’ingordigia capitalistica umana, secondo McAuley.

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Una replica a “Austral e la colonizzazione dell’Antartide”

  1. Avatar Libri letti nel 2025 – ossessioni e contaminazioni by francesco mazzetta

    […] McAuley Austral (Mondadori, […]

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Dove il paradosso contamina i rapporti umani, compare la malattia.

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