
Su YouTube si trovano film completi, sia classici o chicche di genere del più o meno lontano passato, sia film anche recentissimi che non hanno avuto particolare fortuna. Tra questi ultimi c’è Silence of the Prey, produzione americana del 2024 diretta da Michael Vaynberg e Karyna Kudzina. Ques’ultima, oltre a co-dirigere, è anche co-autrice del soggetto e interprete principale del film. Ci capito per caso davanti nella mia ricerca di cose interessanti (solitamente musicali o legati a libri e videogiochi) e inizio a guardarlo nonostante il film sia in inglese. Il livello del mio inglese è vagamente sufficiente se si tratta di leggere testi professionali su biblioteconomia, su videogiochi o anche su temi politici, su cui ho affinato negli anni il gergo tecnico. Molto più complicato è per me leggere la narrativa e ancor di più sostenere decentemente una conversazione. Il fatto quindi che, con l’aiuto dei sottotitoli – comunque in inglese –, sia riuscito a venire a capo di Silence of the Prey significa che più o meno chiunque con una sufficiente comprensione dell’inglese lo può guardare senza problemi. Il fatto poi che sia un film non distribuito (sulle piattaforme mi risulta essere presente solo su Prime ma a pagamento) non significa neppure che sia un film così brutto: ho visto di molto peggio (e magari più pretenzioso) al cinema. Si tratta tutto sommato di un film che va benissimo per la tv: un po’ di tensione e suspence, un pizzico di gore e di spicy, ma nulla che possa impedire contemporaneamente di fare altre cose (per lo meno se non siete costretti come me a leggere i sottotitoli).
Ma di che parla Silence of the Prey? La storia vede come protagonista Nina che – con la figlioletta Bella – fugge dalla Bielorussia essendo ricercata per aver contestato il governo. Viene aiutata ad entrare illegalmente negli Stati Uniti e, mentre attende la risposta alla richiesta di asilo, deve vivere nella casa tra i boschi di Luther sostanzialmente facendo per lui la domestica in cambio di vitto e alloggio. L’atteggiamento del vecchio è inizialmente solo burbero e stravagante fino almeno a quando non cerca di uccidere Andres, un colombiano che si è avvicinato alla casa adducendo come motivo l’auto in panne. Nina prende in simpatia Andres ma durante una sorta di cena tra amici scompare. Luther asserisce che se ne sia andato non appena l’auto è stata riparata, ma Nina dubita che se ne sia andato senza salutarla e infatti lo ritrova legato e accecato in una stanza del seminterrato a cui le era stato proibito di accedere. Nina, con Andres e la figlia, cercherà di scappare ma la combriccola di americani dediti alla celebrazione del “raccolto” li acciufferà, svelandole che il “raccolto” è il pasto degli esseri umani che accolgono facendo loro sperare in un rifugio. Nina – la preda del titolo – dovrà tentare di salvare sé stessa dall’essere uccisa e divorata e la figlia dall’essere accolta dalla congrega per essere trasformata in una di loro.
Al di là della storia abbastanza scontata, e della tensione – presente ma non elevata – il film, soprattutto oggi, fa riflettere sulla condizione degli immigrati negli Stati Uniti. Per quanto non sia particolarmente verosimile che, sperdute tra i boschi, ci siano sette di redneck snob dediti al cannibalismo, il film dichiara di ispirarsi a eventi reali: nel biennio 2022-2023 si sono perse le tracce di oltre 85.000 bambini immigrati. Personalmente mi viene da chiedermi quale sia la situazione oggi, con gli immigrati, anche quelli che hanno un lavoro e creano PIL per il paese, che vengono braccati dall’ICE, rinchiusi in prigioni-lager senza alcun giudizio o contraddittorio, rispediti in paesi con cui non hanno nulla a che fare. Quanti si daranno alla più completa latitanza, andando anche a ingrossare le file della criminalità? Quanti saranno maltrattati da fanatici senza denunciare nulla perché timorosi di essere imprigionati e/o cacciati? Il cannibalismo allora non è da intendersi in senso letterale ma come metafora di una società che ti inghiotte, ti sfrutta e ti digerisce non lasciando nulla di te, non permettendoti di essere una persona con i diritti uguali a quelli di tutti gli altri cittadini. È quello di cui si rende conto Nina durante il confronto finale con Luther: se non è (legalmente) nessuno, non ha diritto a nulla, ma non deve nemmeno rispettare nulla. Una nuova, terribile, lotta di classe si sta profilando all’orizzonte?
PS: ho scritto il post giorni fa. Nel tempo trascorso tra scrittura e pubblicazione il film su YouTube è scomparso e stamattina mi trovo sul post appena pubblicato il messaggio d’errore. Fortunatamente è riapparso e correggo al volo, ma se vi incuriosisce sbrigatevi a darci un’occhiata: sicuramente anche questo link prima o poi smetterà di funzionare…

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