
È con piacere che presento qui il libro appena uscito per Red Star Press Ezidi. Storia e cultura di un popolo in lotta contro il suo genocidio di Carla Gagliardini, membro del direttivo dell’Associazione Verso il Kurdistan odv e attiva nella copertura della situazione in Siria e in Iraq con i suoi articoli per Patria Indipendente, Contropiano, Dinamo Press e Volere la Luna.
Ezidi di Carla Gagliardini “completa” il ritratto della popolazione ezida che era già stato introdotto da Chiara Cruciati e Rojbin Beritan in La montagna sola e da ZeroCalcare in No Sleep Till Shengal. Ho già scritto di entrambi a suo tempo, per cui ora mi limito a rimandare per essi al mio post. Rispetto a quei due testi, quello della Gagliardini descrive in maniera estremamente più analitica e approfondita il contesto in cui si trova la comunità ezida all’interno dello stato iracheno dagli anni ‘90 in avanti: il desiderato isolamento, il tentativo di arabizzazione e dislocazione compiuto dal regime di Saddam Hussein, l’ostilità (già presente nei secoli sia da parte dei cristiani sia da parte dei musulmani) verso questa comunità che ha portato il nascente Stato Islamico a tentare di cancellarla completamente uccidendo i maschi adulti, rendendo donne e bambine schiave sessuali e rapendo i bambini per radicalizzarli e utilizzarli nelle missioni più rischiose e suicide, la difesa da parte del PKK e delle truppe del Rojava e infine i problemi di una auto-organizzazione che va in conflitto sia con i legami sempre più stretti tra Iraq e Turchia sia con le mire di controllo dell’area da parte del KDP, il partito curdo iracheno legato al clan Barzani.

Il dettaglio assolutamente encomiabile con cui Gagliardini descrive le origini, lo sviluppo e le attuali conseguenze di quello che è stato il primo vero genocidio del 21. Secolo (e questo sia detto senza togliere un solo grammo alla criminalità della guerra che sta conducendo Israele, ma solo per ricordare che questo secolo sembra essere iniziato in modo ancora peggiore del precedente) forse è lacunoso solo nella descrizione e nell’analisi delle caratteristiche degli ezidi. E per questo è utile accompagnare la lettura del suo libro con la raccolta degli scritti che l’assirologo Giuseppe Furlani negli anni ‘30 del secolo scorso dedicò a questa comunità pubblicata da Jouvence col titolo Gli adoratori del pavone. I Yezidi: i testi sacri di una religione perseguitata. Dai testi di Furlani emerge come quella degli ezidi non sia per certi versi una vera e propria religione: la religione tende ad essere o esclusiva e a pretendere che tutti si convertano ad essa o inclusiva (ad esempio il paganesimo degli antichi romani) e ad inglobare altri culti. La religione ezida esce completamente da questi parametri perché, pur essendo esclusiva non prevede assolutamente alcuna forma di proselitismo: solo chi nasce da una famiglia ezida può essere considerato ezida, nessun altro può convertirsi a questa religione. L’ezidismo ha un sistema estremamente rigido di classi e inoltre proibisce il matrimonio con chiunque non sia ezida, tanto che Gagliardini racconta dell’episodio – avvenuto in questo secolo – che ha contribuito a far abbandonare a se stessa la comunità di fronte allo Stato Islamico: la lapidazione di una ragazzina sedicenne convertitasi all’islamismo per amore di un ragazzo. Le donne ezide, prima del massacro – denominato dalla comunità “ferman” – subìto ad opera dello Stato Islamico, erano “protette” mantenendole “al sicuro” all’interno della famiglia e sotto la costante custodia dei membri maschili della stessa, impedendole loro anche di andare a scuola, tanto che molte donne non sono riuscite a fuggire durante l’attacco dell’ISIS perché non sapevano leggere i segnali stradali. La religione ezida è quindi estremamente esclusiva ma paradossalmente il frutto palese di una sintesi di elementi cristiani e musulmani: l’angelo pavone adorato, Taus Melek, è la personificazione del primo angelo Lucifero. Questo elemento è la giustificazione dell’accusa di adorare il demonio da parte sia di cristiani sia di musulmani. Ma in realtà l’adorazione dell’angelo caduto non è paragonabile a quello che oggi si potrebbe considerare una setta satanica. Questo perché gli ezidi credono che Lucifero sia decaduto agli occhi della divinità per un peccato di superbia credendosi superiore alla creazione divina dell’essere umano. Ma l’angelo per gli ezidi ha espiato la sua colpa ed è stato perdonato dalla divinità tanto da diventare una sorta di sotto-divinità protettrice degli esseri umani (in particolare, appunto, degli ezidi). Perciò rispetto agli adoratori di Satana come discepoli consapevoli del male, gli ezidi si pongono in totale contraddizione, non solo rifiutando di pronunciare la parola “Satana” e tutte quelle che le si avvicinano, ma credendo anche non esistere il male come principio etico: dato che tutto discende dal divino, quello che è considerato male o malvagio è piuttosto una mancanza o una degradazione dello stesso. Questo “minestrone” di credenze e tradizioni ebraiche, cristiane, islamiche e di varie altre correnti religiose mediorientali, invece di essere inclusivo – considerando i “furti” effettuati – è diventato estremamente rigido e classista, perpetuandosi principalmente su base orale e quindi basandosi esclusivamente sull’autorità dei capi e non sulle possibili e varie interpretazioni delle scritture. Per questo è strabiliante il passaggio – seppur causato dall’immane trauma di un tentato genocidio – da tale situazione sociale ancor più chiusa di quella islamica (distinta in ciò solo dalla mancanza di volontà di espansione) a una organizzazione sociale legata al modello del Confederalismo democratico (ne ho fatto una succinta sintesi qui) che è il modello più avanzato di democrazia partecipativa presente in Medio Oriente (e forse in tutto il mondo attuale). Ed è questa forse l’unica lacuna nel pregevole libro di Gagliardini: il non aver cercato di indagare e capire, pur nel suo inestimabile lavoro non solo di raccolta di fonti documentarie ma pure di intervista e confronto con i diretti interessati nei viaggi compiuti a Shengal, la dinamica di questa transizione.
Detto ciò – e rimarcato solo forse per un mio particolare interesse personale – il libro è un quadro informativo eccezionalmente ben documentato che focalizza l’attenzione sugli ezidi per narrare il travaglio del Medio Oriente almeno dall’inizio del Novecento per arrivare alla instabilità strutturale odierna, in cui il principale attore è diventata la Turchia e il suo espansionismo, che giustifica col combattere il terrorismo del PKK curdo ma finanziando e supportando tutta la galassia jihadista, Stato islamico compreso. In questo scenario Shengal diventa uno snodo cruciale della logistica sia commerciale sia militare e per questo tutti i vari attori sulla scena – curdi del Rojava, curdi del KDP, governo dell’Iraq, Turchia, ma anche nuovo regime siriano e Iran – hanno interesse a controllare o far sloggiare la comunità ezida dalla propria terra natale. Il ritiro delle truppe statunitensi durante il primo mandato Trump, l’alleggerimento della presenza russa (alleato di Bashar al Assad) durante la guerra in Ucraina (che ha consentito il cambio di regime), gli accordi sempre più stretti tra Iraq e Turchia, mettono sempre più a rischio l’esperienza dell’Autonomia ezida, tanto più che molti ezidi pensano ci si debba alleare coi curdi del KDP (dimenticando il voltafaccia durante l’avanzata dell’ISIS) o che non valga la pena di lottare per Shengal e sia preferibile cercare di emigrare (e Gagliardini analizza anche come l’accoglienza europea si sia progressivamente “raffreddata” una volta considerato sconfitto lo Stato islamico). In realtà la difesa e l’estensione del Confederalismo democratico conviene prima di tutto all’Occidente sempre più travagliato da rigurgiti nazionalistici quando non esplicitamente fascisti.

Completa il libro una interessante documentazione fotografica dovuta in gran parte di Mirca Garuti.
Link nel post:
- Pagina dedicata a Ezidi sul sito di Red Star Press: https://www.redstarpress.it/prodotto/ezidi
- Sito dell’Associazione Verso il Kurdistan odv: https://versoilkurdistan.blogspot.com
- Mio post su La montagna sola e No Sleep Till Shengal: https://ossessionicontaminazioni.blogspot.com/2022/11/confederalismo-democratico-femminista.html
- Una mia sintesi del Confederalismo democratico: https://ossessionicontaminazioni.blogspot.com/2020/02/confederalismo-democratico-una-sintesi.html

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