Non posso scrivere una recensione del libro di Alberto Raimondi Non siamo mica qui a giocare! Una Gaming Zone per le nostre biblioteche (appena pubblicato da Ledizioni): un po’ perché Alberto è un amico e le lodi sperticate che gli dedicherei potrebbero essere accusate (ingiustamente) di piaggeria; un po’ perché parte del sentiero che Alberto illustra sul “gaming in biblioteca” l’abbiamo percorso insieme e sarebbe fin troppo parlare anche di me stesso; infine un po’ perché non ce n’è bisogno. Infatti Alberto mi ha incautamente chiesto un’introduzione al suo libro che posso ora riportare per promuoverlo.
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Confesso che è per me un po’ imbarazzante, in qualità di prima persona citata, scrivere l’introduzione al manuale di Alberto Raimondi. Ricordo che la prima volta che ho incontrato Alberto è stato nel 2014 alla presentazione organizzata dalla Biblioteca di Seriate (BG) del mio libro La biblioteca in gioco (Bibliografica, 2013) e di quello di Martina Marsano I videogiochi a scuola e in biblioteca (AIB, 2014). Da allora è nato un confronto e un dialogo che ci ha portati a creare (assieme all’imprescindibile aiuto di altre colleghe e altri colleghi altrettanto entusiasti di noi) il Gruppo di lavoro sul gaming in biblioteca – IGD Italia per l’Associazione Italiana Biblioteche, ma soprattutto a realizzare eventi di promozione e formazione che ci hanno consentito di approfondire e mettere alla prova quello su cui ci stavamo confrontando.
Leggendo il suo libro sento la materia viva di tante discussioni che nel corso del tempo però Alberto ha avuto modo di approfondire da un punto di vista per certi versi privilegiato rispetto al sottoscritto: non limitato ad un’unica biblioteca, ma potendo seguire la realizzazione di Gaming Zone nelle varie biblioteche del sistema CSBNO e quindi dovendo confrontarsi con una pluralità di situazioni, di personale, di pubblico, di risorse, ecc. Ed è proprio per questo motivo che all’inizio ho definito “manuale” questo libro: non certo per sminuirlo, ma al contrario per sottolineare il compito che si auto-attribuisce di prendere per mano la bibliotecaria lettrice (uso per comodità il femminile sovraesteso) e condurla a riflettere in base alla propria biblioteca e alle risorse economiche e umane disponibili su perché e come realizzare in essa una Gaming Zone: proprio come se stessimo leggendo una guida (strategica) o un walkthrough. Ricordo che in una delle prime formazioni a cui abbiamo collaborato Alberto aveva realizzato una sorta di gioco, un percorso a bivi (tipo libro-game) dove la bibliotecaria giocatrice veniva condotta in modo “gamificato” (anche se so che la parola non piace ad Alberto) a realizzare la Gaming Zone nella propria biblioteca nel modo più “economicamente vantaggioso”. Devo rivelare un segreto: qualche volta ho rubato ad Alberto quel gioco per proporlo a colleghe in incontri di formazione in cui non potevo avvalermi della sua presenza. Quel gioco ideato allora si è negli anni evoluto in questo libro, in questo manuale, che forse non mantiene tutto il vecchio appeal ludico ma, in compenso, è arricchito e aggiornato dall’esperienza di tutte le biblioteche con cui Alberto ha collaborato, dalle letture e dai confronti di Alberto con colleghe, autrici, game designer, editori. Portando l’arricchimento di testi importanti, alcuni dei quali nuovi anche per il sottoscritto. Ma per concludere questa (indegna) introduzione voglio riprendere (almeno) un libro che non mi sembra sia stato citato da Alberto: Game Hero. Viaggio nelle storie dei videogiocatori di Viola Nicolucci e pubblicato in questa stessa collana nel 2021. Nel suo libro la Nicolucci, psicologa e psicoterapeuta con un background in neuropsicologia clinica, esamina le storie costruttive dei videogiochi a fronte dal panico morale verso di essi trasmesso da media e politici. La mia storia personale potrebbe essere una di quelle riportate nel libro dato che ho sempre giocato “assieme” ai miei figli. Nel 2011 ho giocato con mio figlio Giulio (all’epoca 9 anni) a Alice: Madness Returns, una stupenda storia in cui una Alice adolescente deve muoversi tra i bassifondi di una Londra stravolta dalla rivoluzione industriale e una Wonderland soffocata da una pece nera che sembra espandersi senza risparmiare nulla. Il gioco era strutturato in due gameplay diversi: uno in cui bisognava far superare ad Alice zone con ponti e piattaforme (sempre più difficili: flottanti, ruotanti, a scomparsa, invisibili, ecc.) e un altro in cui bisognava superare le creature inviate dal mostro finale per fermarci. In quel gioco a Giulio era riservato il gameplay platform (dato che il sottoscritto già allora perdeva colpi quanto a precisione e riflessi) e a me quello sparatutto perché a Giulio facevano paura le creature che ci attaccavano. Proprio in questi giorni mi faccio aiutare invece dall’altro figlio, Marco (17 anni), a concludere Forgive Me Father 2 uno splendido sparatutto in soggettiva indie con ambientazioni lovecraftiane e una meravigliosa grafica ispirata ai fumetti per completare quei livelli strutturati ad “arena”: dove cioè ci sono ondate progressive di nemici che ci attaccano ed a cui non possiamo sfuggire se non eliminandoli tutti (sempre per il solito problema di decadimento senile dei riflessi). In sostanza i videogiochi per me sono sempre stati un modo per restare in contatto con i figli anche quando le preferenze musicali (un’altra ossessione in comune con Alberto) si sono (inevitabilmente) andate a diversificare (e cito questi due giochi non perché non ce ne siano stati altri fatti in collaborazione, ma perché questi sono due piccoli capolavori che – a differenza di altri che comunque si trovano in casa più o meno di tutti – è proprio dall’istituto biblioteca che meriterebbero di essere promossi e fatti conoscere). È questo il messaggio che ho sempre cercato di trasmettere a tutte le colleghe con cui è capitato di confrontarmi e se forse nella coppia tra il sottoscritto e Alberto è stato il primo a poter maggiormente mostrare le giustificazioni filosofiche, psicologiche, biblioteconomiche, è sempre stato il secondo a poter poi spiegare a tutte concretamente cosa e come fare. E questo libro ne è la dimostrazione.
Buona lettura e sia Aberto sia io attendiamo di vedere le VOSTRE Gaming Zone!
Link nel post:
- Pagina dedicata a Non siamo mica qui a giocare! Sul sito di Ledizioni: https://www.ledizioni.it/prodotto/non-siamo-mica-qui-a-giocare/

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