
Ho iniziato Il giro del mondo in 80 giochi. Dai tarocchi a Dungeons & Dragons, un matematico svela i segreti dei giochi che amiamo del matematico inglese Marcus Du Sautoy, pubblicato esattamente un anno fa da Rizzoli, per caso, senza sospettare che al contrario era un libro che in qualità di studioso di “gaming” dovevo assolutamente leggere. In una cosa in realtà non mi sbagliavo: Du Sautoy esamina ciascuno degli 80 giochi (in realtà di più perché alcuni giochi si collegano a “varianti”) anche da un punto di vista matematico con spiegazioni ed approfondimenti relativi alle rispettive meccaniche basate su matrici, equazioni, geometria n-dimensionale, ecc. che, da povero laureato – per di più una vita fa – in pedagogia, ho trovato completamente esoteriche e lette fidandomi ciecamente delle conclusioni che da esse trae l’autore (e che, fondamentalmente, riguardano i modi matematicamente più efficienti per vincere o per lo meno per assicurarsi le maggiori probabilità di vittoria). Ma anche se siete come me più o meno ignoranti di matematica, ma appassionati di video/giochi, dovete comunque leggere il suo libro. Vi spiego il perché.
Con gli (oltre) 80 giochi che presenta Du Sautoy compie davvero un ideale viaggio attorno al mondo (sulle orme del verneano Phileas Fogg) e alla storia umana collegando tramite i giochi culture tra loro lontane sia nello spazio sia nel tempo: mostra come giochi vecchi di millenni siano alla radici di giochi contemporanei, di come vi siano culture che preferiscono giochi legati alla gestione e all’equilibrio territoriale ed altri invece che riguardano l’espansione e la conquista e come le prospettive sottostanti tendano a contribuire a definire le caratteristiche della cultura in cui sono stati creati.
Di più: negli intermezzi tra un continente e l’altro, Du Sautoy ripercorre, in maniera pregevolmente divulgativa ma senza rinunciare alla riflessione critica, lo sviluppo dei game studies da Huizinga e Caillois a Suits. Sottolineando come le due categorie ludiche più complicate da comprendere nella “definizione” di gioco siano gli sport e i solitari (in cui Du Sautoy ricomprende anche i videogiochi – evidentemente quelli in single player: non c’è una trattazione relativa ai videogiochi multiplayer, ma sospetto che a richiesta diretta potrebbe ricomprenderli all’interno degli sport, e non a caso parliamo di “esports”). Ciononostante Du Sautoy riporta analizza anche uno sport e due videogiochi. Lo sport è il Pitz, il gioco con la palla dei Maya: un gioco con connotazioni rituali e religiose, tanto che la squadra perdente poteva essere offerta in sacrificio alle divinità. I videogiochi sono Spacewar! e Tetris. Per il secondo è evidente il collegamento con la matematica e con la geometria. Per il primo – considerato dall’autore il primo videogioco, anche se in merito ci sono posizioni contrastanti – l’aggancio con la matematica dipende dallo spazio in cui si muovono le due astronavi pilotate dai giocatori che non è uno spazio sferico ma toroidale (e qui mi fermo nella descrizione per non scrivere – sintetizzando – delle castronerie).
Quello che però – da bibliotecario – mi ha intrigato maggiormente è la presenza, tra gli 80 giochi, di due giochi che non esistono nella realtà ma solo nella finzione letteraria: Azad dal romanzo L’impero di Azad di Iain M. Banks (uno dei romanzi appartenenti al ciclo della Cultura che oggi si può trovare – oltre che in biblioteca – nel volume Il ciclo della Cultura. Prima trilogia per Mondadori) dove tutte le cariche pubbliche in questo impero galattico possono essere ricoperte solo vincendo al gioco di Azad, e Il giuoco delle perle di vetro di Herman Hesse (sempre pubblicato da Mondadori) con plot analogo ma che contemporaneamente è una riflessione sulla dittatura nazista (il romanzo è stato infatti pubblicato nel 1943). Devo ammettere di non aver letto nessuno dei due nonostante abbia letto altri libri sia di Banks sia di Hesse ed entrambi finiscono immediatamente nella mia lista di libri da leggere. Ma contemporaneamente sono un po’ triste perché Du Sautoy non ha considerato nessuna delle tre opere di Philip Dick dedicate ai giochi: Tempo fuor di sesto (del 1959), I giocatori di Titano (1963) e Le tre stimmate di Palmer Eldritch (1965). Questo mi spinge ad una promessa: un prossimo post dedicato al gioco in Philip Dick. Quindi stay tuned (e leggete Il giro del mondo in 80 giochi)!

Link nel post:
pagina dedicata a Il giro del mondo in 80 giochi sul sito dell’editore Rizzoli: https://www.rizzolilibri.it/libri/il-giro-del-mondo-in-80-giochi/
pagina dedicata a Il ciclo della Cultura sul sito di Mondadori: https://www.oscarmondadori.it/libri/cultura-la-prima-trilogia-iain-m-banks/
pagina dedicata a Il giuoco delle perle di vetro sul sito di Mondadori: https://www.oscarmondadori.it/libri/il-giuoco-delle-perle-di-vetro-hermann-hesse/

Scrivi una risposta a Narrativa ludica #1: L’Impero di Azad – ossessioni e contaminazioni by francesco mazzetta Cancella risposta