Più che un romanzo, l’appena pubblicato da Fanucci Il ministero per il Futuro di Kim Stanley Robinson (decano della fantascienza statunitense e vincitore di numerosi premi letterari) sembra uno zibaldone di analisi, riflessioni, narrazioni sparse, il tutto labilmente collegato da un plot che vede due persone legate eppure agli antipodi fronteggiare la catastrofe ecologica imminente. Da un lato Frank May, volontario in India e miracolosamente reduce da un’ondata di caldo che ha prodotto milioni di morti. Dall’altro Mary Murphy a capo dell’organizzazione internazionale del titolo con il compito di far rispettare agli stati gli impegni sottoscritti nell’accordo di Parigi. Il primo disturbato e ossessionato rapisce la seconda e riesce ad instillarle l’urgenza di azioni concrete per salvare la specie umana spingendo governi e istituzioni finanziarie a adottare le misure necessarie a scongiurare la catastrofe climatica.
Dovendo paragonare Il ministero per il Futuro a un’altra opera narrativa, forse si dovrebbe ricorrere alla bibbia dell’ultradestra americana: The Turner Diaries che, negli anni ’70, immaginava la “rivoluzione conservatrice” dei bianchi statunitensi sterminare la popolazione afroamericana e cancellare Israele (ebrei) e Russia (comunisti) [ne ho scritto qui]. Come William Luther Pierce (con lo pseudonimo di Andrew Macdonald) esaltava le bombe fatte esplodere negli edifici governativi, Robinson non nasconde la simpatia per chi con sciami di droni affonda navi e fa precipitare aerei che viaggiano bruciando carburanti fossili ed immettendo nell’atmosfera anidride carbonica. Ma, a differenza di Pierce/Macdonald, la prospettiva non è un brutale “cupio dissolvi” per preservare una gilda di eletti. Nella faticosa (oltre 600 pagine) ma entusiasmante lettura, il libro di Robinson si pone come attualizzazione narrativa della proposta della game designer e futurologa dell’Institute For the Future, Jane McGonigal, nel suo ultimo libro Immagina. Giochi, scenari e simulazioni per prepararsi al futuro e coltivare l’ottimismo urgente (ROI Edizioni): immaginarsi di fronte a risposte radicali a sfide drammatiche dieci anni nel futuro [ne ho scritto qui]. Ad esempio: cosa fareste di fronte alla eliminazione del denaro contante in favore della valuta digitale? come vi comportereste di fronte alla realizzazione di banche mondiali dello sperma in risposta alla globale riduzione del tasso di fertilità maschile? La risposta radicale a cui ci mette di fronte Robinson è l’introduzione del “carboncoin”: una valuta digitale tracciata mediante blockchain ma sostenuta dalle banche centrali. I carboncoin si possono guadagnare dimostrando di aver positivamente risparmiato/evitato l’immissione di CO2 nell’atmosfera: piantando alberi, installando pannelli solari per il fabbisogno energetico della propria azienda, catturando anidride carbonica dall’atmosfera, ecc. Le azioni ecoterroristiche e le tasse il bastone, i carboncoin la carota, e in mezzo una vera e propria rivoluzione del lavoro in un orizzonte che Robinson non esita a definire socialista, ma un socialismo dei beni comuni, della democrazia dal basso e, come modello, la comunità basca di Mondragon e la sua organizzazione.
Alla fine, Il ministero per il Futuro resta un romanzo che, nonostante o forse proprio grazie alle digressioni scientifiche, storiche, sociali, economiche, politiche, si fa leggere senza respiro. E chiuderlo sapendo Mary felicemente in pensione in un mondo un po’ meno sull’orlo del collasso ci da, esattamente come negli esercizi immaginativi proposti dalla McGonigal, la speranza e la forza di agire nel mondo reale per migliorarlo.
[Recensione scritta per il Manifesto l’11/10/2022 e non pubblicata]


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