Occhio di Gatto, il romanzo di Roger Zelazny pubblicato sull’ultimo Urania in edicola (il n. 1677) è un romanzo inedito in Italia, pubblicato nell’originale americano nel 1982 e, in quarta di copertina, si legge trattarsi di uno dei cinque preferiti dallo stesso Zelazny.
Roger Zelazny, autore statunitense (nato nel 1937 e scomparso nel 1995) più volte vincitore dei premi Nebula e Hugo, è sempre stato uno tra i miei preferiti, abbastanza paradossalmente assieme al quasi coetaneo John Brunner. Paradossalmente perché per altri versi lo stile dei due autori non potrebbe essere più diverso, considerando anche che Brunner è inglese. A differenza di altri autori della “science fiction”, pur restando consapevolmente e completamente nell’alveo della letteratura di genere (per dire: addirittura più di quanto faccia Philip Dick, che utilizza gli strumenti messi a disposizione del genere per inseguire le proprie ossessioni), la piegano a raccontare storie originali, tentando approcci letterari inediti nella letteratura di genere. Per esempio per Tutti a Zanzibar (1968) John Brunner utilizza le tecniche narrative riprese da John Dos Passos. Non un caso che il romanzo vinca il premio Hugo (battendo Nova di Delany), così come lo vince, l’anno prima, Signore della Luce di Zelazny (battendo Einstein perduto, sempre di Delany). Signore della Luce non utilizza particolari stratagemmi letterari ma riesce affascinante nel proiettare la mitologia induista nel lontano futuro.
E sempre alla mitologia si rivolge Zelazny anche per Occhio di Gatto, anche se in questo caso si tratta di quella dei nativi americani. Non solo come in Lord of Light utilizzandone i personaggi e le storie, ma – e questo spiega forse perché il romanzo sia finora rimasto inedito – riportando anche canti tradizionali e piegando alcune parti della narrazione al flusso di coscienza dei personaggi che stravolge la lingua in una forma che ricorda Finnegans Wake di James Joyce. Se da un lato questi elementi rendono il romanzo affascinante, dall’altro occorre rilevarne il disequilibrio tra lo svolgimento da romanzo d’avventura e le fughe poetiche. Non è un caso che il duello tra l’ultimo rappresentante dei Navajo, un abilissimo cacciatore che da solo ha popolato uno zoo con le specie più letali della galassia, e un terribile ed agguerrito mutaforma che ha covato per cinquant’anni la sua vendetta si concluda ben prima della fine del libro. A Zelazny infatti interessa ben più il conflitto del Navajo con se stesso: la propria parte integrata e civilizzata contro la propria eredità primitiva e selvaggia. A marcare l’incompiutezza del romanzo anche i personaggi di contorno, i telepati che cercano di aiutare il cacciatore Navajo, ben più interessanti dell’alieno mutaforma – che alla fine non è niente di più che una perfetta macchina assassina – ma che non ottengono lo sviluppo che avrebbero meritato.

Con questo non si vuol dire che Occhio di Gatto sia un brutto romanzo o una perdita di tempo, tutt’altro. Affascina ed ammalia grazie all’abilità di Zelazny di non farci capire se ci troviamo nel continente americano dell’Ottocento o del prossimo tecnologico futuro, di presentarci il conflitto interno di Billy Cavallo Nero Cantante in un crescendo ineluttabile. Forse Occhio di Gatto, per me che di solito non apprezzo romanzi lunghi (soprattutto se strutturati in saghe tendenzialmente infinite) e tendo a criticare quanto di inessenziale aggiunto per fare volume, avrebbe giovato di pagine in più dedicate a sviluppare i personaggi di contorno ed a stabilire un equilibrio ed un ritmo maggiore tra i codici narrativi utilizzati.
POST SCRIPTUM
In appendice al romanzo di Zelazny c’è il racconto lungo di Massimo Lunati Sorveglianti. Il racconto è divertente e scorrevole ma soffre eccessivamente il richiamo a fonti esterne: leggendolo infatti continuiamo a confrontarlo con riferimenti espliciti in particolare a RoboCop e a Guerre Stellari (senza dimenticare Philip K. Dick – anche se forse più nella sua interpretazione cinematografica – o William Gibson). Con un po’ di coraggio ed autonomia in più potremo trovarci di fronte ad un autore assai interessante.

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