
Ho scoperto (qualcuno dirà: era ora!) che una categoria di videogiochi che apprezzo particolarmente si chiama “boomer shooter”. Ad esempio, senza sapere che si trattasse di “boomer shooter”, trovate sul blog le presentazioni di Selaco e di Forgive Me Father 2. Per quelli che come me non erano a conoscenza della denominazione di questa sottocategoria, si tratta di retro-FPS, cioè di sparatutto in prima persona che si ispirano ai classici anni ‘90 del genere (come Wolfenstein 3D, DOOM, Duke Nukem’ 3D, ecc.) sia per la grafica sia per le meccaniche. Ho incontrato il termine in tutto il suo splendore come definizione per Darkenstein 3-D.
Evidentemente ispirato fin dal titolo a Wolfenstein 3D (ma anche a Duke Nukem’ 3D), Darkenstein 3-D è la creazione di un solo sviluppatore, lo spagnolo Roger Creus – in arte Rowye – artista digitale e musicista metal in quel di Barcellona, sviluppato con Unity e coadiuvato unicamente per le voci dei dialoghi e per le musiche. Il titolo narra la storia di un “hobo” (un senzatetto) americano che gira per le strade della Germania dell’ascesa del nazismo con l’unica compagnia del suo cane, Gunther. Viene intercettato però dalle squadracce naziste che lo picchiano e gli rubano il cane. Incazzato come una vipera, il nostro hobo (che non sa nemmeno lui bene come si chiama) riesce a seguire il mezzo che gli ha portato via il cane solo per ritrovarsi all’ingresso di un castello dove i nazisti fanno esperimenti per produrre supersoldati tra scheletri, zombi, alieni che si affiancano alle truppe regolari e ai potenti maghi del Reich. Particolarmente perfide le ufficiali donne: la prima volta che le incontriamo ci accorgiamo delle loro risatine cristalline e apparentemente innocenti, pensando a qualche strano NPC (non player characters, personaggi non giocanti), solo per venire subito dopo bersagliati da queste soldatesse magari non particolarmente letali ma molto mobili e veloci. Se riusciremo a far giungere il nostro eroe alla fine del castello, incontrerà direttamente Hitler che, dopo averlo deriso, si catapulterà, assieme all’appena ritrovato e subito riperso Gunther, in un portale di teletrasporto. Il nostro eroe non potrà che seguirli ritrovandosi in un panorama che richiama l’Egitto dove dovrà sconfiggere tutte le truppe naziste e per finire lo stesso Hitler a bordo della sua nuovissima armatura mobile da battaglia (una via di mezzo tra i raccoglitori visti in Conan il ragazzo del futuro e un qualsiasi robottone giapponese).
Nella nostra avventura potremo però contare sull’aiuto di una hippie arrivata dal futuro che ci fornirà armi e consigli e di un topo. In realtà il topo lo incontreremo abbastanza presto, preso in una trappola di fronte ad un generoso pezzo di formaggio. Di fronte a lui ci sarà offerta una scelta: salviamo il topo o ci mangiamo il formaggio (se salviamo il topo sarà lui a mangiarsi il formaggio e se mangiamo noi il formaggio il topo non avrà sufficienti energie per sopravvivere alle ferite arrecategli dalla trappola)? Il dubbio sta nel fatto che il formaggio ci aumenta del 5% la salute massima mentre il topo può essere portato con noi e utilizzato come arma secondaria (per esempio con i soldati dotati di scudo, fastidiosissimi da abbattere a meno che non lanciamo loro addosso il topo che li morsica e li fa scoprire – ma risultato analogo lo possiamo ottenere pure con un bel razzo).
La grafica è squadrata (“scatolosa” per tradurre alla lettera l’aggettivo usato in questo caso dai critici di lingua inglese) e pixellosa, ma andando avanti per i 13 livelli del gioco si fa sempre più varia e interessante. Per ripristinare la salute possiamo raccogliere, sparsi per gli scenari boccali di birra e maggiormente energetiche torte e salsicce. Non è possibile salvare ma il gioco salva automaticamente nei checkpoint disseminati strategicamente: per questo Rowye ci mette a disposizione 3 vite (incrementabili esplorando con cura le aree segrete) così che, se moriamo il gioco riparte dall’ultimo checkpoint. È possibile camminare, correre e abbassarsi ma non saltare (e ripenso alla faccia sbalordita di mio figlio diciottenne quando gliel’ho fatto provare). Le armi a disposizione (tutte disponibili una volta acquisite) vanno da classiche pistola, mitragliatore singolo e a canne multiple, fucile e rpg al lanciafiamme e a più esotiche armi ad energia (sviluppate dai nazisti studiando gli alieni) oltre alla balestra che fondamentalmente è l’arma da cecchino, tanto letale quanto inutile a distanza ravvicinata per il tempo di ricarica. In realtà tanto le armi ad energia quanto il lanciafiamme saranno velocemente scartate a vantaggio delle armi più tradizionali in quanto sono più scenografiche che realmente efficaci. Oltre all’arma principale abbiamo a disposizione anche l’arma secondaria che possiamo scegliere tra granata, mina e topo (ovviamente se non gli abbiamo preferito il formaggio).
Dai livelli iniziali, sostanzialmente lineari, si progredisce verso altri più aperti e labirintici in cui – in assenza di una mappa – faticheremo ad orientarci, ma la cosa resta in tema e tutto sommato la presenza di percorsi alternativi e caratterizzazioni ambientali non costringe il giocatore a percorrere all’infinito un livello vuoto alla ricerca del pulsante che si è dimenticato di premere o del passaggio dissimulato di fronte al quale è passato inavvertito nel furore della battaglia. Le arene sono presenti solo negli scontri con i boss e non funestano ogni singolo passaggio del gioco, che invece spinge all’esplorazione per scoprire le aree segrete colme di munizioni e power-up (e poi c’è pure la stanza nascosta dove è possibile ascoltare le canzoni del gruppo di Rowye e guardarsi con calma i relativi video).
Come dicevo all’inizio, Darkenstein 3-D non si rifà solo a Wolfenstein ma anche a Duke Nukem’: lo si vede fin da subito dalla presenza carismatica del protagonista che non rimane muto soldato ma che offre al giocatore salaci commenti, che si esplicano in tutto il loro sarcasmo nei dialoghi con i NPC che capita di incontrare (che non cerchino di ucciderci). In più la presenza di personaggi deliziosamente fuori contesto come la regina aliena o la ragazza hippie venuta dal futuro aumentano il piacevole straniamento offerto dalla storia, per non parlare di come il nostro eroe elimina il boss finale che è una citazione diretta del gioco Apogee.
In conclusione: se Darkenstein 3-D non è un gioco esente da difetti e da bug, è anche un gioco estremamente divertente che, come rilevato, richiama i maggiori classici tra gli FPS degli anni ‘90 ma sapendo nondimeno proporsi in modo intelligentemente personale. È distribuito da una pietra miliare delle case produttrici videoludiche, la MicroProse, che oggi ha il core business nel retro gaming e nel remake dei classici e, dulcis in fundo, è completamente gratis. Certo, Rowye sta sviluppando nuovi giochi più elaborati e commerciali, ma per il momento regala Darkenstein 3-D come saggio delle sue capacità. Che, soprattutto a livello di game design, sono davvero notevoli rendendo Darkenstein 3-D un gioco che non solo i boomer come il sottoscritto ma che tutti gli appassionati di FPS devono provare (tanto che ha ricevuto, su Steam una valutazione di 9/10).

Link nel post:
- Mio post su Selaco: https://ossessionicontaminazioni.com/2024/08/13/selaco-il-doom-che-non-ti-aspetti/
- Mio post su Forgive Me Father 2: https://ossessionicontaminazioni.com/2025/02/28/sparatutto-lovecraftiano/
- Il sito ufficiale di Rowye: https://digitalrowye.com
- Pagina dedicata a Darkenstein 3-D sul sito di MicroProse: https://www.microprose.com/store/darkenstein-3d-steam-key

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