
La notizia della pubblicazione di un romanzo breve dedicato al Ritorno alle Montagne della Follia da parte di Delos Digital è stata per me estremamente golosa, considerando la mia passione per Lovecraft (in coda metto per i curiosi l’elenco dei miei post e articoli di argomento lovecraftiano). Tenete conto che de Le Montagne della Follia ho letto e giocato pure a:
- Versione a fumetti di Gou Tanabe,
- Versione libro-game di Edward T. Riker,
- Versione gioco da tavolo pubblicato in Italia da Mancalamaro.
Inoltre per l’occasione, al fine di rinfrescarmi la memoria su quanto accade durante l’esplorazione delle Montagne dell’Antartide descritta da Lovecraft, mi sono riletto anche il romanzo originale (nell’edizione ebook del 2010 di Newton Compton con traduzione di Gianni Pilo).
Per chi non conoscesse la trama della storia, Lovecraft racconta di un’esplorazione dell’Antartico che scopre i resti di una civiltà incredibilmente antica di esseri senzienti – a metà tra il regno animale e quello vegetale – arrivati sulla Terra dallo spazio che hanno creato le forme di vita per farsi servire e per cibarsene. A seguito di scontri con altri esseri e civiltà (Cthulhu e i Mi-Go) gli Antichi vennero ricacciati nelle città sottomarine che furono progressivamente distrutte dai cataclismi legati alla deriva dei continenti lasciando quasi intatta solo la prima immensa città fondata al loro arrivo sulla Terra e sperduta tra i ghiacci dell’Antartide. La spedizione scopre alcuni esemplari degli Antichi conservati tra i ghiacci e si appresta a studiarli, ma scopre che tali esemplari sono solo “ibernati” e il portarli nelle tende umane li risveglia. Segue una lunga esplorazione della deserta città degli Antichi per trovare gli esploratori umani “rapiti” che però si scontra, nei sotterranei, con qualcosa di ancor più terribile degli Antichi stessi: gli Shoggoth. Originariamente creati dagli Antichi come servitori per i compiti maggiormente faticosi, hanno successivamente sviluppato una forma di intelligenza autonoma e si sono ribellati ai creatori. Il testo si immagina scritto da uno dei superstiti della spedizione come ammonimento a non dare inizio ad una nuova spedizione per verificare tali scoperte segnalando che il pericolo viene non tanto dagli Antichi (specie progredita e culturalmente assai avanzata) ma piuttosto dagli incontrollabili Shoggoth e dal mistero che si nasconde sulla catena di montagne oltre le Montagne della Follia che gli stessi Antichi temono in maniera superstiziosa.
Davide Stocovaz, scrittore triestino classe 1985 specializzato in storie horror ma anche poeta, racconta in Ritorno alle Montagne della Follia esattamente la missione esplorativa Starkweather-Moore partita per verificare le meravigliose scoperte della precedente. Gli avvenimenti sono narrati dallo stesso Moore, unico superstite della spedizione, al cui arrivo viene però internato in un manicomio perché, completamente dissociato dalla realtà, si rifiuta di parlare e di nutrirsi. Anticipo qui il mio giudizio su questo libro: non brutto a livello di scrittura ma assolutamente inutile a livello narrativo perché si tratta sostanzialmente di un riassunto del romanzo lovecraftiano, affrontando i protagonisti gli stessi ambienti e le stesse creature con praticamente gli stessi esiti. Anche per le descrizioni di Antichi e Shoggoth, Stocovaz riprende in parte le stesse espressioni di Lovecraft. In più inserisce quelle che a mio parere sono gravi incongruenze narrative:
- Moore con un paio di sassate riesce a tramortire un Antico: il membro di una specie sopravvissuta al vuoto spaziale ed alla pressione degli abissi si lascia tramortire da un paio di sassi lanciati a casaccio?
- Moore e compagni superstiti all’“attacco” degli Antichi si ritrovano in gallerie sotterranee illuminate: illuminate per quale motivo dato che Antichi e Shoggoth possono benissimo vedere nelle profondità marine e i pinguini si sono evoluti senza occhi proprio per essere vissuti per generazioni al buio? Non è che gli Antichi dopo la prima spedizione hanno installato delle luci nelle caverne per favorire il passaggio degli esseri umani?
- Moore e compagni, sempre sfuggendo nelle gallerie sotterranee, si ritrovano bloccati da una grata di ferro. Ora Lovecraft non accenna mai a tecnologie degli Antichi legate al ferro o ai metalli, tenendo conto che per le stesse occorrerebbero impianti di estrazione e lavorazione mai descritti. In più la grata menzionata da Stocovaz si trova da migliaia se non decine di migliaia di anni in una grotta da cui non è assente l’umidità (viene infatti menzionata la presenza di stalattiti e stalagmiti): come ha fatto a non ossidarsi e a rimanere invece salda a sufficienza da bloccare i fuggitivi?
Infine buona parte della prima parte del romanzo è dedicato ad un espediente narrativo per altro interessante: la storia di Moore è riportata nel diario dello psichiatra che lo ha avuto in cura letto dal suo successore. Questa dilazione nella storia avrebbe giustificato, alla fine degli eventi così come narrati da Moore e riportati nel diario, una ricerca della veridicità di quanto riportato (ricordiamoci che la narrazione potrebbe anche essere giudicata come la farneticazione di un pazzo, dato che ci troviamo in un ospedale psichiatrico), ricerche ulteriori, verifiche, eventuali proposte di altre, più accorte spedizioni. E invece niente: il racconto di Moore conclude anche il libro e Ritorno alle Montagne della Follia non fa esplorare al lettore di un millimetro in più rispetto a quanto già successo col romanzo lovecraftiano i misteri della millenaria città antartica per non dire di quelli ancor più oscuri e misteriosi delle lande che si estendono oltre essa. Come già accennato, rivelandosi in ciò non brutto ma peggio: inutile.

Link nel post:
- Pagina dedicata a Ritorno alle Montagne della Follia sul sito di Delos Digital: https://delos.digital/9788825434613/ritorno-alle-montagne-della-follia
- Pagina dedicata a Le Montagne della Follia di Gou Tanabe sul sito di J-Pop: https://j-pop.it/it/h-p-lovecraft-le-montagne-della-follia-omnibus.html
- Profilo Instagram e Facebook di Davide Stocovaz: https://www.instagram.com/davide_stocovaz_official_/ e https://www.facebook.com/davide.stocovaz.50/
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