
Che ne penso di Return to Silent Hill, l’appena uscito film di Christophe Gans ispirato al secondo episodio del franchise videoludico? È lecito chiedermelo perché ho sempre portato l’esempio del suo Silent Hill del 2006 come miglior esempio della possibilità della trasposizione di una storia dal medium interattivo videoludico al medium non interattivo cinematografico.
Devo tuttavia fare una premessa prima di rispondere. Rispetto alla saga videoludica di Silent Hill soffro di una enorme ambivalenza. Adoro il primo e il terzo capitolo. Mi piace il quarto (The Room). Non ho particolarmente amato invece gli altri, compreso il secondo episodio, a quanto pare considerato invece dal popolo dell’Internet come il migliore. Anche l’ultimo episodio, per cui avevo una hype pazzesca, mi vede perplesso e fermo senza una forte spinta a riprenderlo (troppo “giapponese” in storia e tematiche?). E il primo si è sposato perfettamente all’interpretazione cinematografica di Gans. Purtroppo invece a livello cinematografico il secondo episodio è stato saltato per arrivare direttamente al terzo con il Silent Hill: Revelation del 2012 (scritto e diretto da Michael J. Bassett, al momento in cui scrivo il film è disponibile in italiano su YouTube). Film sbagliato e insipido.
L’annuncio dunque che Gans riprendeva in mano Silent Hill è stato decisamente il benvenuto, anche se. Gans dal 2006 di Silent Hill ha realizzato solo un altro film, La bella e la bestia, del 2014, che non ho visto, anche perché decisamente distante dalle tematiche presenti nell’horror o dall’estetica manga di Crying Freeman (film del 1995 che porta sullo schermo l’opera di Kazuo Koike).
Le recensioni di Return to Silent Hill trovate in rete dicono quasi unanimemente che Gans ha sbagliato a rendere positivo il protagonista negativo del videogioco. Si parla abbastanza trasversalmente di sceneggiatura debole e di storia non adeguata al videogioco. Come ho già scritto Silent Hill 2 non è il mio episodio videoludico preferito, anzi: il gioco non l’ho mai terminato e l’unica cosa che ricordo è la lunga e inquietante passeggiata introduttiva. Per cui non sono più di tanto legato ad esso e mi va bene se Gans mi racconta una storia intrigante anche se non è esattamente legata ad esso. La storia di Return to Silent Hill è dunque intrigante?
Se lo vediamo come un film horror, non tanto La storia di questo pittore che torna a cercare la donna amata che lo ossessiona, in una città dove non si capisce bene perché piova cenere, maledetta da una setta che sembra messa in scena più che altro per ricollegarsi al suo vecchio film, non dice molto e i “jumpscares” sono pure scarsi. Però se vediamo il film come la proiezione di una mente malata che, in un modo in parte assurdo e in parte perverso, cerca di metabolizzare un trauma trasformando ricordi dolorosi in mostri e scenari da incubo, allora il film acquista senso. Tanto più che dal lato visivo Return to Silent Hill è puro piacere per gli occhi e Gans gigioneggia in maniera deliziosa sui mostri, sugli ambienti, sui personaggi e sui dettagli che assieme svelano e nascondono la realtà.
Certo, entrando in sala mi aspettavo altro, ma alla fine, questo Return to Silent Hill non mi ha deluso.
Link nel post:
- Silent Hill: Revelation su YouTube: https://youtu.be/Nl75751NkGg?si=B3t_m0srzHMvTEy5

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