28,5 cm di altezza per 19,5 cm di larghezza per 5 cm di spessore. Quasi 1.000 pagine. E più di 3 kg di peso. Queste le dimensioni del monolite fumettistico dedicato da Panini Comics all’Omnibus contenente le serie legate a DCeased. Tutta la saga è stata scritta da Tom Taylor, ma le varie sottoserie hanno specifici disegnatori. Qui di seguito l’elenco delle serie con i relativi disegnatori principali contenute nell’Omnibus:

  • DCeased (2019, 6 numeri), Trevor Hairsine;
  • DCeased: A Good Day to Die (2019, 1 numero), Laura Braga e Darick Robertson;
  • DCeased: Unkillables (2020, 3 numeri), Karl Mostert;
  • DCeased: Dead Planet (2020, 7 numeri), Trevor Hairsine;
  • DCeased: Hope at World’s End (2020, 15 numeri), vari disegnatori;
  • DCeased: War of The Undead Gods (2022/’23, 8 numeri), Trevor Hairsine.

La storia inizia con Cyborg in cui, durante un ennesimo conflitto contro Darkseid, viene caricata l’equazione dell’anti-vita. Cyborg ne è immune ma appena torna sulla Terra, connettendosi automaticamente ad internet, diffonde l’anti-vita e chiunque sia connesso e davanti ad uno schermo viene infettato.

Quelli che vengono infettati gemono come zombi e si trascinano come zombi, ma non sono zombi (spiega Cyborg): sono un’estensione dell’equazione anti-vita. Battuta di Taylor che vorrebbe ironicamente distinguere la sua saga dalle miriadi di storie sugli zombi ma, purtroppo, non fa ridere. Personalmente, quando recensivo regolarmente i videogiochi mi ero dato un principio: quando in un videogioco trovavo zombi come antagonisti, lo stroncavo. Il principio non valeva in assoluto: è ovvio che in Resident Evil ci dovevano essere gli zombi, ma se ho un videogioco di fantascienza in cui mi trovo davanti a esseri che “gemono come zombi e si trascinano come zombi” per me era assodato che i game designer avevano buttato dentro nel gioco il nemico più scontato e più facile da gestire. Vale lo stesso anche per i fumetti? Marvel ha avuto la sua serie dedicata ed entrambe, Marvel Zombies e DCeased, sono diventate gioco da tavolo sfruttando le meccaniche e il brand di Zombicide. Per inciso: adoro Zombicide, ma faccio fatica a spendere soldi per comprare altre copie delle stesso gioco a cui fondamentalmente hanno cambiato “solo” i personaggi sostituendoli coi supereroi.

Per quanto riguarda DCeased. Omnibus è innegabile che sia un monolite che faccia la sua porca figura in libreria, ma – se non siete fan a prescindere del DCverse – non è un’opera per cui dovete a tutti i costi spendere i € 90 del prezzo di copertina. Essendo il frutto di un unico sceneggiatore, tutto sommato le varie miniserie si incastrano abbastanza bene all’interno della storyline complessiva. Semmai il dovere dare una parte a tutto il vasto pantheon del DCverse rende fin troppo polverizzata e dispersa la storia, con alcune trovate decisamente fuori luogo come (cito da un commento trovato in rete) il momento “super sayan” di Alfred Pennyworth. In realtà più che la storia (le storie) in sé – che vede creare delle arche per salvare i pochi superstiti solo per scoprire appena dopo una cura all’infezione e poterli/doverli farli tornare a casa – sono interessanti i ritratti dei vari personaggi, buoni e cattivi, di fronte alla situazione apocalittica. Tenendo conto che i pezzi da novanta – come Superman, Wonder Woman, Batman, ecc. – vengono prima o poi infettati durante la loro attività di salvataggio trasformandosi nelle minacce più pericolose. Ecco allora che Tom Taylor si focalizza su personaggi alternativi come: i figli Jon Kent e Damian Wayne, che sostituiscono i genitori; Poison Ivy e Harley Queen che realizzano nel centro di Gotham un rifugio protetto dalle piante; Cheetah che addestra al combattimento dei ragazzini, affezionandosi ad una di essi che la chiama “micetta”; ecc. E in queste rappresentazioni alternative non mancano momenti di vero pathos che davvero riescono a commuovere il lettore.

Dal punto di vista richiamato sopra relativo all’essenzialità o meno della presenza di zombi, la miniserie che ho apprezzato maggiormente, all’interno di DCeased. Omnibus, è stata quella di Unkillables. Un po’ perché i disegni di Mostert (magari non particolarmente dinamici, ma precisi e puliti, quasi “europei”) sono quelli che più mi sono piaciuti. Un po’ perché la storia non vede tanto l’esibizione di superpoteri, quanto l’odissea di un gruppo variegato (tra cui Deathstroke, James Gordon, Jason Todd, Cheetah ed altri) di buoni e cattivi, assieme per forza, per poter sopravvivere e portare in salvo un gruppo di adolescenti. Ben più improbabili e soporiferi gli scenari galattici dove divinità si scontrano sfoggiando poteri oltreumani, ma ben poco in grado di fare immedesimare ed entusiasmare il lettore (o la lettrice).

In conclusione un volume da avere solo se siete veri fan DC, altrimenti vi conviene cercarlo in biblioteca. Nel caso scegliate la biblioteca, vi consiglio di recuperare anche i primi due romanzi (gli unici tradotti in italiano) della serie EX: supereroi vs. zombie di Peter Clines: nonostante che i supereroi di Clines non siano quelli resi famosi dai fumetti, la storia imbastita è stupenda. Avevo scritto del primo romanzo, appena uscito, sul Manifesto e ora quella recensione la trovate qui sul blog in un post con lo stesso titolo del qui presente.

Tom Taylor

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GOCCIA DI SAGGEZZA

Dove il paradosso contamina i rapporti umani, compare la malattia.

~ Watzlawick, Beavin e Jackson